Venerdì 22 Febbraio 2013

Furto, mongoli a processo
Un'impresa scovare un'interprete

Arrestarli, dopo che avevano rubato cibo e stivali in un centro commerciale, è stato un gioco da ragazzi. La cosa più difficile è stato invece trovare chi era in grado di capirli, perché due imputati che parlano solo il mongolo non sono roba di tutti i giorni in un tribunale.

E così, è scattata una vera e propria caccia all'interprete, con la direttissima che è slittata di sei ore, celebrata in un insolito orario da happy hour, le 18, per non rischiare di oltrepassare i termini utili per la convalida. I traduttori dal mongolo accreditati dal ministero della Giustizia pare infatti siano rari come perle: sette su tutto il territorio nazionale.

C'era davvero il pericolo di finire fuori tempo massimo, non fosse che al giudice di Bergamo è stata offerta una scorciatoia: una donna di origini mongole, Nandin Erdene Bazarragchaa, che ha sposato un bergamasco e da 13 anni vive a Ranica.

Affare fatto, anche perché all'orizzonte s'intravedevano poche alternative. Tra l'altro, c'era anche da capire se i due imputati c'erano o ci facevano: perché K. W. J., 25 anni, risultava cittadino della Corea del Nord e O. B., 27, residente in Cina. Alla fine l'esame di mongolo è stato superato: i due non facevano i furbi per ostacolare il processo; erano cresciuti davvero dalle parti di Ulan Bator e conoscevano solo quella lingua.

In Italia senza una fissa dimora, K. W. J. e O. B. sono stati arrestati mercoledì al centro commerciale «Le due Torri» di Stezzano dai carabinieri della locale stazione dopo aver rubato alimentari all'Esselunga e stivali al negozio «Scarpe e scarpe», grazie al marchingegno della borsa schermata. O. B. alla fine ha patteggiato tre mesi con pena sospesa, mentre l'altro è stato assolto al termine di un processo abbreviato.

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m.sanfilippo

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