C'è la «guerra del francobollo»
Spedire lettere? Quasi impossibile

I tabaccai bergamaschi lanciano un grido d'aiuto. Sì, perché quella in corso potrebbe essere non a torto chiamata la «guerra del francobollo». Nel senso che quasi quotidianamente per i tabaccai è una battaglia. Per trovare gli introvabili bolli. Voi come fate? Mandate un commento

I tabaccai bergamaschi lanciano un grido d'aiuto. Sì, perché quella in corso potrebbe essere non a torto chiamata la «guerra del francobollo». Nel senso che quasi quotidianamente per i tabaccai è una battaglia. Per trovare gli introvabili bolli.

Voi come fate? Mandate un commento

Prendendo spunto dalla segnalazione di una nostra lettrice, la tabaccaia Valentina, abbiamo verificato che il suo non è un caso isolato. Colpa, a quanto pare, dell'aumento scattato a gennaio. Spedire una lettera costa ora 70 centesimi, invece di 60.

Stando al racconto di vari tabaccai da noi interpellati, nelle prime dell'anno era possibile trovare il bollo da 10 cent, per coprire la differenza. Ora invece le Poste quello da 10 non lo danno più, o se lo fanno lo consegnano solo insieme a quello da 60. L'obiettivo sembra quello di esaurire le scorte.

Così ci sono rivendite che sono andate in crisi: inutili le file quotidiane in posta a caccia di francobolli. Altre si sono arrangiate: «Io - ci ha detto per esempio un'altra tabaccaia - mi rifornisco in provincia di Milano, dove non ci sono difficoltà particolari». Lei può farlo, ci ha spiegato, perché abita nel Milanese e quindi già ogni giorno va avanti e indietro.

Ma chi abita e lavora a Bergamo, o magari nelle valli, non può certo sobbarcarsi il viaggio - in sicura perdita da un punto di vista economico - per andare a caccia di francobolli. Col rischio anche di un viaggio a vuoto.

Un altro tabaccaio, in centro a Bergamo, ha risolto il problema alla radice e ora si rifornisce direttamente dalle Poste di Roma. Ma la convenienza, dovendo pagare le spese di spedizione, probabilmente c'è solo per grandi quantità.

Insomma è una guerra. Causata da quel male tutto italiano, come in questo caso, di imporre un aumento (10 cents a francobollo) senza prima essersi preoccupati di organizzare tutto in modo che funzioni. Sei d'accordo? Commenta

Ecco la lettera di Valentina
«Caro giornale,
scrivo con la speranza che pubblichiate la mia lettera e che vi guardiate in giro anche voi....
Sono tabaccaia di un quartiere di Bergamo dove dall'inizio dell'anno abbiamo riscontrato un forte disagio riguardo i francobolli di Posta ordinaria, che come voi sapete sono aumentati da 0,60 a 0,70€...

Ma il problema non è questo: è un mese che faccio lunghe file al Banco Posta, dove ogni santa volta non trovo i francobolli. Ne da 0,10-0,60 ne da 0,70€ Niente di niente...
Ricevo telefonate da uffici che a inizio mese spediscono fatture e non sanno più da che parte girarsi per mandare le lettere.

Nessuno ci spiega il motivo di questo disagio.
Spero che Poste Italiane si dia una mossa con questi francobolli!

Senza Papa, senza governo, senza francobolli!
Non è possibile un Italia così!»
Valentina

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