Venerdì 15 Marzo 2013

Il cardinale Re racconta l'elezione:
«Che sorpresa il nome Francesco»

Dall'inviato
Emanuele Roncalli
È il primo porporato ad aver rivolto la parola all'eletto. È il cardinale al quale è spettato l'onere e l'onore di porgere a Jorge Mario Bergoglio la fatidica domanda: «Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?».

Nel silenzio della Cappella Sistina, mentre il mondo teneva gli occhi puntati sul comignolo in attesa della fumata, sotto la celebre volta affrescata si consumava il tradizionale rito, al quale numerosi Papi risposero chi con trepidazione, chi con ansia. Al cardinale Giambattista Re, bresciano, è toccato rivolgersi al gesuita eletto Pontefice. Ed è lui a raccontarci quegli attimi storici.

Eminenza, prima del rito dell'accettazione della nomina cosa è accaduto?
«Al raggiungimento del 77° voto per il cardinale Bergoglio è scoppiato un lungo applauso. Una reazione giusta, normale, ma non scontata».

Conclave dunque breve.
«Due giorni, cinque scrutini. Mi pare che le cifre dicano tutto. Non un conclave lampo, ma nei tempi giusti».

Come ha risposto l'eletto alla domanda sull'accettazione?
«Si è mostrato sereno e sicuro. Non c'è stato alcun tentennamento, cosa che invece era accaduto ad altri Pontefici in passato, presi forse dall'ansia del momento. Era tranquillo. I suoi occhi non mi hanno rivelato uno stato d'animo turbato».

Nel Conclave 2005 però, mentre aumentavano le preferenze, Bergoglio disse ai porporati di non votarlo?
«Questo lo sappiamo solo noi cardinali. Lo lasciamo dire agli altri».

E alla domanda, sempre in latino, «Come vuoi essere chiamato»?
«Non ha avuto esitazioni. Mi chiamerò Francesco - ha risposto -, specificando di voler "adottare" quel nome in onore di San Francesco d'Assisi».

Un gesuita che guarda ai francescani?
«Diciamo che ha sorpreso tutti. Non ci sono stati mormorii o momenti di grande stupore, ma ha preso in contropiede tutti».

Questa decisione indica che dunque ci aveva già pensato prima?
«Può essere, direi di sì».

La mattina stessa o la sera precedente dopo il primo scrutinio?
«E chi può dirlo. Forse anche quella notte».

Questo significa che ha ricevuto preferenze già al primo scrutinio?
«Non possiamo dire nulla al riguardo. Lo lascio pensare agli altri».

I voti. È stata una maggioranza risicata?
«Macché risicata, è stata una grande maggioranza, direi stragrande».

Alla vigilia sono stati fatti molti nomi: Scola, Scherer, Ouellet, Dolan.. Hanno preso tutti voti già alla prima tornata?
«Da me non avrà risposta. E me lo lasci dire, i vaticanisti non pensavano a Bergoglio, non l'ha scritto nessuno».

Chi sono gli sconfitti di questo conclave?
«Il conclave non è una gara, una partita di calcio. Non ci sono vincitori, né sconfitti. Il fatto che il quorum sia stato abbondantemente superato indica che la Chiesa è unita. Ci possono essere normali divergenze, ma alla fine i numeri dicono che l'eletto ha avuto un grande se non corale consenso».

Ma gli italiani? Scola, Bagnasco, Betori?
«Guardi che Bergoglio è di origini italiane. I suoi genitori erano piemontesi. Direi che è argentino con cuore italiano. Il Papa poi non ha nazionalità».

Molti si chiedono che Papa sarà.
«Sarà un Pastore, lo scriva a chiare lettere. Un Pastore vicino alla gente, agli ultimi, come ha sempre fatto in Argentina, dove con i suoi preti girava nelle baraccopoli».

Curiale o progressista?
«Non si può incasellare un Papa in queste definizioni che servono solo ai media. Cosa significa curiale, riformista, conservatore? Chi lo decide? Sarà un Pastore».

Alcuni si sono lanciati nei paragoni. Molti hanno evocato il nome di Giovanni XXIII. Lei cosa pensa?
«È suggestivo questo accostamento con il Papa bergamasco. Forse sì, la sua prima apparizione in pubblico ci ha mostrato un Papa semplice, umile, proprio come Papa Roncalli, genuino e schietto».

Qualche giornale ha già titolato «La carezza di Francesco» ricordando il celebre discorso di Papa Giovanni la sera dell'inizio del Concilio.
«Ogni Papa ha un suo modo di essere, di fare, di mostrarsi. Vedremo più avanti nella sua azione pastorale. Ricordiamoci in ogni caso che Papa Francesco non è solo buono, ma dovrà e saprà prendere decisioni importanti per la Chiesa. Avrete delle sorprese».

Un Papa decisionista?
«Un Papa che sa parlare alla gente e sa prendere autonomamente le sue decisioni, anche le più gravi e importanti».

Ma caratterialmente come lo definirebbe?
«Fiducioso, ottimista e determinato».

E il programma di governo?
«Mi chiede troppo, però quel suo motto nello stemma che ha scelto nel 1992 quando è stato nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires e legato alla misericordia farà da sfondo al suo pontificato».

Di Papa Roncalli ha anche la stessa età al momento dell'elezione: 76 anni e qualche mese. Sarà un Papa di transizione?
«Direi proprio di no e lo Spirito Santo non ha tenuto conto dell'età anagrafica, non ci ha suggerito di guardare all'anno di nascita. Non mi dica che 76 anni sono molti. Può essere anche un pontificato che durerà dieci o vent'anni. Tutto è possibile. Oggi poi la vita si allunga per tutti, l'età media avanza».

C'è già chi ha sbirciato cartelle cliniche. Un'operazione al polmone tanti anni fa ad esempio.
«Speculazioni, il Papa sta bene» (padre Lombardi in conferenza stampa ha confermato il problema al polmone, ma sottolineando che risale a tempi "remoti" e quindi non ci sono preoccupazioni, ndr).

Dopo l'elezione è vero che è tornato a Casa Santa Marta con il pulmino?
«Sì, non ha utilizzato l'ammiraglia targata SCV 1. Ha preso il bus, lo ha riferito padre Lombardi, anche se io non l'ho visto».

E ha cenato con voi? «Sì, è stato un grande gesto, apprezzato da tutti, ma non mi chieda cose frivole come il menu».

Ma ci sarà stato pure un brindisi o no?
«Sì, un dolce, una buona fetta di torta e spumante. Non è mica un peccato festeggiare il nuovo Papa».

Emanuele Roncalli

m.sanfilippo

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