Martedì 16 Aprile 2013

Da infermiera a vigile del fuoco
Sabrina, mamma supereroe

Pure i supereroi, nel loro piccolo, hanno modo di riposarsi. Nel momento in cui vivono la loro esistenza normale, piuttosto monotona e tutt'altro che super. Sabrina Airoldi, invece, no: perché le due facce della sua medaglia sono identiche e vanno nella stessa direzione, ovvero l'aiuto a chi ne ha bisogno. Perché lei è un'infermiera professionale che, quando stacca, si trasforma in vigile del fuoco: sempre al servizio degli altri, a trecentosessanta gradi. Senza contare che la terza realtà, quella che dovrebbe coincidere con il sospirato riposo, prevede l'impiego extra da mamma di quattro figli, giusto per non farsi mancare niente.

Quarantadue anni, una casa - a pochi passi da Luzzana - da dividere insieme ai pargoletti e un impiego come infermiera al pronto soccorso dell'ospedale di Alzano: abbastanza per credere che sia abbastanza. Invece no: da un paio di anni a questa parte, ecco l'ultima sfida, l'entrata nei vigili del fuoco. Che, per la precisione, le rubano una ventina di giorni consecutivi per due o tre richiami all'anno, periodi in cui è costretta a chiedere l'aspettativa non retribuita all'ospedale, che non ha mai arricciato il naso.

«Chi te l'ha fatto fare» è la domanda più gettonata da amici e conoscenti, che riceve più o meno sempre la stessa risposta: «Non si creda che sia un discorso economico - spiega Sabrina -: quello che non ricevo da una parte, in quei giorni, lo guadagno dall'altra e non cambia niente. Semmai è una sfida frutto della mia voglia di crescere, di imparare, di scoprire sempre qualcosa di nuovo». Mica un brutto esempio per i figlioli: «In fondo si tratta in entrambi i casi di servizi alla persona, dal punto di vista sanitario piuttosto che della sicurezza: avevo la curiosità di inquadrare l'emergenza da un'altra angolazione e ho deciso di mettermi alla prova con il corso per diventare vigile del fuoco. È stata dura, perché si tratta di qualcosa più alla portata degli uomini, non foss'altro che per la forza fisica necessaria in quasi tutte le mansioni».

Da un mondo un po' più femminile a uno prettamente maschile, senza mai avere il timore di essere fuori posto, dai pazienti da curare al fuoco da spegnere, ma non solo. Perché il mestiere del pompiere va ben oltre i semplici stereotipi: «È vero, ci sono gli incendi e i gattini da recuperare sugli alberi, attività che tutti conoscono, ma anche mille altri servizi, dall'apertura di una porta a un lampione pericolante, fino agli interventi in caso di incidenti stradali. A dirla tutta, quando non si sa chi chiamare, si fanno intervenire i vigili del fuoco», sorride Sabrina. «Nelle due attività, ho potuto assaporare momenti belli e terribili: pensando al lavoro da infermiera, ho assistito a parti in ambulanza, così come a situazioni angoscianti, come la morte di un ragazzo oppure la solitudine di una persona anziana. Personalmente, ogni volta sono molto toccata, anche perché ho perso un fratello in un incidente stradale: ma resto concentrata per trovare sempre una soluzione, pensando a come poter migliorare il servizio di volta in volta».

Possibilmente, sfruttando quella duplice esperienza che nessun altro può vantare: d'altronde, dove altro si può trovare una persona con un così grande ventaglio di competenze? «Ricordo quella volta in cui fui chiamata a intervenire con l'ambulanza in casa di una signora che aveva assunto psicofarmaci, aveva afferrato un coltello e si era barricata in una stanza. Dal terrazzo, ci accorgemmo che era immobile, ma non avremmo potuto sfondare la porta come ci chiedeva il marito. Allora, riuscii a smontare la serratura della finestra, entrando nella stanza e soccorrendo la signora, che nel frattempo si era addormentata ed era del tutto innocua».

Wonder woman, d'accordo, ma anche un po' MacGyver, senza mai perdere un tocco tutto femminile, da madre di famiglia: «Un'altra volta arrivammo a soccorrere un ragazzo, la cui auto si era scontrata con un tir: i vigili del fuoco arrivarono poco dopo di noi e io, che avevo studiato in anticipo la situazione, diedi loro qualche dritta. Poi, mentre lo estraevano dalle lamiere, rimasi a chiacchierare con il ragazzo, spiegandogli cosa stava succedendo e tranquillizzandolo un po'. Ecco, io credo che questa mia doppia attività serva soprattutto a questo genere di cose e aggiungo che i risultati migliorerebbero se si riuscisse ad accentuare ulteriormente il dialogo tra le varie associazioni, magari prevedendo altri casi di competenze multiple, come il mio». Tutto perfetto, se il tempo libero non fosse diventato un vecchio ricordo, a dirla tutta nemmeno guardato con nostalgia. «I turni mi obbligano anche a orari notturni, ma mi permettono di trascorrere più tempo con i ragazzi, che negli altri momenti stanno con i miei genitori. Quali sono i miei hobby? Tutto ciò che i miei figli vogliono imparare: Fabiana, dodici anni, è una promessa del judo e la scarrozzo in giro per l'Italia per i vari campionati nazionali, Greta, dieci anni, pensa a torte e biscotti, mentre Dario non va ancora a scuola, ma è una piccola peste. La più grande, Kathy, mi aiuta a badare a tutti loro, ha vent'anni e studia veterinaria, quello che era il mio grande sogno». Per aiutare a completare l'unico progetto accantonato da Sabrina, la mamma-superoe.

Matteo Spini

fa.tinaglia

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