Venerdì 03 Maggio 2013

«Fabio ha cenato qui da me
poi quella telefonata alle 4.30»

«Ha terminato la cena qui da me e alle 19,30 è ripartito con la sua moto. Mi ha detto: "Mamma, vado sotto i portici dove c'è la connessione internet e poi torno a casa". Non l'ho più rivisto. Alle 4,30 di notte mi ha chiamato la mia ex nuora in lacrime: "Fabio è morto"».

Fabio Cesare Grossi, muratore di 39 anni, originario di Verdellino ma che viveva a Treviglio, papà di Gianni e Alessandro, due bambini di 9 e 12 anni, è l'ennesima vittima - la terza in una settimana - di incidenti mortali che coinvolgono motociclisti bergamaschi. L'ultimo dramma in ordine di tempo si è consumato attorno alla mezzanotte e mezza del Primo maggio, sul rettilineo dell'ex statale 42 del Tonale che collega Arcene con Treviglio.

Fabio Grossi era in sella al suo scooterone Suzuki Burgman: pochi minuti prima aveva presumibilmente lasciato l'appartamento al secondo piano di una palazzina di via Monzio Compagnoni, praticamente una strada laterale all'ex statale, che porta a Castel Rozzone, dove Grossi viveva da solo da circa un anno. Uscito di casa ha imboccato via Monzio e poi svoltato sull'ex statale verso sinistra, per dirigersi a Treviglio.

Ma dopo un centinaio di metri - in località Battaglie e non distante dallo stabilimento delle biciclette Bianchi - ha inspiegabilmente perso il controllo della sua moto ed è uscito di strada, ruzzolando nel campo che costeggia la carreggiata sul lato destro. L'impatto si è rivelato fatale per il trentanovenne, morto praticamente sul colpo.

Anche il casco che indossava è rimasto fracassato a causa del violento incidente, tanto che inizialmente si pensava che Fabio avesse sbattuto la testa contro un vicino palo, oppure - peggio ancora - che lo schianto fosse stato provocato da un altro mezzo, poi dileguatosi. Ipotesi che sono però state smontate dai puntigliosi riscontri e rilievi della polizia stradale di Treviglio, che ha escluso il coinvolgimento di altri mezzi e l'eventualità di un impatto con un vicino palo della luce, che non è stato urtato: lo scooterone di Grossi - posto sotto sequestro - non presenta inoltre segni di scontri con altri mezzi, ma solo i danni compatibili con l'impatto con il suolo. Fabio Grossi potrebbe anche essere stato colto da malore.

Il magistrato di turno ha comunque già concesso il nulla osta alla restituzione della salma ai familiari senza disporre l'autopsia, visto che nell'incidente non è rimasto coinvolto nessun altro e non è necessario stabilire eventuali responsabilità nell'accaduto. Il personale del 118 ha tentato di rianimare il trentanovenne, ma per lui non c'era ormai più nulla da fare: le lesioni riportate nello schianto - nel referto medico si parla di politrauma come causa della morte - sono state fatali. Dunque il muratore potrebbe aver perso il controllo della moto per un malore o una distruzione, ma è poi deceduto per le ferite riportate nell'incidente.

Terminati a notte fonda i rilievi della Stradale sull'ex statale 42, la salma di Fabio Grossi è stata trasportata nella camera mortuaria del cimitero di Treviglio dove, nella tarda mattinata di giovedì, i familiari hanno effettuato il riconoscimento formale. I funerali saranno celebrati sabato, alle 10, direttamente nella chiesa parrocchiale di Zingonia (la camera ardente resterà invece aperta oggi al cimitero di Treviglio).

Originario di Verdellino, Fabio Grossi era titolare di un'impresa individuale che porta il suo nome, fino all'agosto 2009 con sede a Capriate San Gervasio e, dal settembre dello stesso anno, con sede in via Monzio Compagnoni 1 a Treviglio, nell'appartamento dove il trentanovenne attualmente abitava. Di fatto, però, il muratore lavorava per conto terzi, un po' in tutta la Lombardia. Separato, lascia i due figli (che vivono a Brembate con l'ex moglie, ma che spesso trascorrevano giornate con Fabio), la mamma Teresa Liso, che vive in via Papa Giovanni XXIII a Verdellino, il fratello Roberto e la sorella Vanda, che abitano con le rispettive famiglie a Osio Sotto e Capriate San Gervasio.

«Si spostava sempre in moto - ricorda mamma Teresa - e anche il Primo maggio era stato da me sia a pranzo sia a cena. Era un tipo piuttosto riservato con gli sconosciuti, ma socievole con gli amici. E ne aveva davvero tanti».

Fabio Conti

a.ceresoli

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