Giovedì 09 Maggio 2013

Slot, il pressing dei noleggiatori
«Ritornano da chi ha detto no»

Non basta che abbiano detto loro di no una volta, perché chi noleggia i dispositivi continua a proporre di entrare nel business del gioco elettronico.
È successo ad alcuni baristi che stanno aderendo all'iniziativa «No slot» de «L'Eco di Bergamo» che hanno segnalato il nome della propria attività a noslot@eco.bg.it, si sono presentati alla sede del giornale (è possibile farlo dalle 8 alle 19) e ritirato l'adesivo da collocare all'ingresso del locale.

Vogliono che tutti sappiano che il proprio esercizio pubblico non ha slot machine: «Sono stati qui anche la scorsa settimana – racconta Simonetta Seccomandi di Orchidea Blu, di via Tremana a Bergamo – proponendomi grandi guadagni. Mi sono rifiutata. La mia è una caffetteria per famiglie e non vorrei mai trovarmi davanti a un papà che si gioca lo stipendio». L'offerta è stata fatta anche a Roberto Barbato di Relé Cafè, di via Palma il Vecchio a Bergamo: «Sanno che questo è un posto che va bene e di gran passaggio. Io preferisco guadagnare meno ed essere a posto con la coscienza».

Da Ivan Asperti, del Bar Edicola 67 di via Europa ad Alzano, sono stati tre volte: «Quando ho spiegato che sono contrario hanno smesso. Credo che siano sempre i disperati che si ammalano di gioco e non voglio contribuire». Nonostante le entrate, ci sono gestori che hanno rinunciato alle videolotterie, come Mario Micheli della Caffetteria Piazzetta, di piazza Martiri di San Giovanni Bianco: «In passato le ho avute, ma poi la mia etica ha prevalso. In zona quasi tutti i locali le hanno, invece servono apposite sale».

Oscar Cavagnis dell'omonimo bar di via Roma a Nembro, con il suo precedente lavoro in un locale notturno ha visto persone che hanno perso lo stipendio alle vlt (videolotterie): «Ho il mio bar da 5 anni e mai ho pensato di tenerle. Soprattutto dopo quello che ho visto».

Elisa Riva

a.ceresoli

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