Giovedì 09 Maggio 2013

Quando Andreotti andò dal mafioso
Anzi no, dal vescovo mons. Bonicelli

Pubblichiamo una lettera dell'arcivescovo Gaetano Bonicelli riguardante un episodio sconosciuto ai più e che lo volevano coinvolto nel processo a Giulio Andreotti. Quasi una storia kafkiana. Albano per il Gip era un capomafia, in realtà Albano era la diocesi retta da Bonicelli.

di mons. Gaetano Bonicelli
già vescovo di Albano

Anche i personaggi quando muoiono entrano nel facile dimenticatoio. Capiterà anche ad Andreotti. Le cronache doverosamente lasciano riemergere i dubbi sul suo comportamento nei confronti della mafia che avrebbe potuto servire alla strategia del suo immenso potere. Cosa sia costato allo Stato, cioè a noi, il processo di Palermo non si sa, ma anni di lavoro, di inchieste, di ricerche si possono quantificare agevolmente. La giustizia deve prevalere su tutto e su tutti. Ma è stata proprio la giustizia a prevalere? La mia è una piccola ciliegina sulla torta, senza le pretese di una sentenza che non compete a me. Ma forse a qualcuno può interessare anche una lettera del presidente, che ovviamente conservo insieme agli auguri natalizi che puntualmente mi giungevano scritti a mano – busta compresa.

Era febbraio e mi vedo una busta con la calligrafia inconfondibile di Andreotti. Qui c'è un errore, ho pensato. Forse ha visto in ritardo i miei auguri natalizi e me li ricambia, dimenticando che già me li aveva mandati. Apro la busta: non sono affatto auguri. Due pagine che vogliono farmi parte di un mio coinvolgimento non voluto col suo processo. In breve il Gip parla di un contatto avuto con Albano, che non poteva essere che un capomafia.

Gli avvocati chiedono spiegazioni ad Andreotti, che non riesce a capire. Poi un' intuizione e così telefona alla moglie Livia perché controlli gli impegni del 22 settembre indicato dai giudici come giorno del fatale incontro con il mafioso travestito. Semplice, risponde la moglie, tu eri ad Albano ospite di monsignor Bonicelli. In effetti l'onorevole aveva accettato di presiedere un incontro con gli ambasciatori tedesco, inglese e americano a casa mia per un'operazione di comune interesse. Dopo aver scherzosamente concluso con un «anche lei senza volerlo è entrato in tribunale», il presidente Andreotti aggiunge una amara conclusione su quanto stava subendo sulla base di supposizioni e divagazioni, come quella di Albano, che costavano non poco a persone innocenti e alla comunità tutta intera. Ed è proprio difficile, con pari pena, non condividerla.

e.roncalli

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