Sabato 18 Maggio 2013

Che tristezza. Sconfitti nella sfida educativa

La madre e il padre dovrebbero essere per i figli un esempio da seguire. Un fattore di positività. L'uomo infatti cresce guardando l'altro. Quello più vicino e più ricco umanamente. Per i nostri figli, da piccoli, siamo noi, padri e madri. Con tutti i difetti possibili, ma comunque noi. Persone che rendono la vita più umana ai nostri cuccioli e, proprio per questo, riconosciuti in modo naturale come maestri, educatori. Semplicemente padri e madri, ma agli occhi dei più piccoli figure straordinarie. La nostra è una vocazione che però chiede una responsabilità educativa. Senza questa, siamo solo dei poveracci. Come è possibile dimenticare questo orizzonte così prezioso per i nostri figli? Litigare sugli spalti di una partita di volley under 12, dove in campo ci sono bambini dai 10 ai 12 anni, è un'aberrazione della figura educativa del genitore. Significa abdicare al proprio ruolo proprio là, nello sport, dove il figlio inizia a sperimentare nel gioco i suoi primi passi di autonomia. In quel campo di minivolley (perché l'under 12 non è agonistico ma promozionale) i nostri figli imparano, come nella vita, ad affrontare la vittoria e la sconfitta, ma divertendosi. Le regole non sono ferree perché l'atleta è ancora acerbo e lo svago prevale. Quindi si dovrebbe respirare serenità in campo e sugli spalti. Suvvia, è un momento di gioco. I genitori che hanno contestato l'arbitro e hanno litigato tra loro si sono giocati la credibilità, hanno perso la partita più importante, la sfida più difficile ma allo stesso tempo entusiasmante per un padre e una madre: l'esempio, l'educazione. Fortuna che i nostri figli ci concedono (sempre?) i supplementari.
Bruno Bonassi

fa.tinaglia

© riproduzione riservata