Mercoledì 22 Maggio 2013

La scelta di Angelina Jolie:
«Molto difficile, ma sbagliata»

di Guglielmo D'Occam
La decisione di Angelina Jolie, quella di essersi sottoposta a una doppia mastectomia preventiva, ha avuto grande risalto sulle pagine dei giornali. L'attrice americana ha spiegato di averlo fatto perché ha un gene difettoso, che aumenta in maniera consistente il rischio di sviluppare il cancro al seno e alle ovaie, tumori da cui venne colpita e di cui è morta la madre. Secondo le stime dei medici, grazie all'intervento subito, per la Jolie il rischio di sviluppare un tumore al seno è crollato dall'87% al 5%.
Questo genere di decisioni è difficile da commentare perché mette in gioco valutazioni fortemente personali. Il vostro editorialista, però, ritiene di potere esprimere un'opinione sulla scelta della signora Jolie, essendosi trovato ad affrontare una situazione analoga. E proprio perché non si tratta di un commento, bensì di una testimonianza personale, si esprimerà con la prima persona singolare.
Sono stato operato di cancro due volte. La prima, diciassette anni fa, al colon e la seconda, sei anni fa, sempre al colon ed al duodeno. La ricorrenza del tumore fu una circostanza del tutto inattesa, sia per gli anni trascorsi dal primo intervento, sia perché mi ero sempre sottoposto ai controlli previsti per chi era stato colpito da un tumore come il mio. La spiegazione di tale anomalia va sotto il nome di sindrome di Lynch, mutazione genetica in presenza della quale il rischio di sviluppare un tumore al colon è pari all'80%, contro un rischio che è pari al 6% per la popolazione generale.
Nel caso della sindrome di Lynch, non solo il rischio è elevato, ma altrettanto elevata può essere la velocità con la quale il tumore si manifesta. Non sapevo dei miei difetti genetici (conoscevo solo quelli caratteriali, frequentemente diagnosticati da mia moglie), perché quando venni operato la prima volta la diagnostica non era tale da consentire l'esame genetico oggi disponibile. È solo a partire dalla fine degli anni '90 che la sindrome di Lynch è stata efficacemente verificabile. Ciò nondimeno e fortunatamente, grazie alla sorveglianza cui ero sottoposto, il ricorso alla chirurgia mi consentì ancora una volta di non soccombere al cancro.
Mi sono chiesto se dovermi rammaricare di non avere potuto disporre della diagnostica attuale ed, in termini analoghi ad Angelina Jolie, non essermi sottoposto ad un intervento chirurgico preventivo. Infatti, anche per chi è affetto dalla sindrome di Lynch, esiste una scuola di pensiero che suggerisce la colectomia totale quale strumento preventivo. Non elimina completamente il rischio di tumore (credo che rimanga, fra l'altro, la possibilità del tumore rettale), ma lo riduce a valori decisamente modesti. La risposta è no, non mi rammarico di avere perso l'occasione di un intervento preventivo. Sono tre le ragioni per cui lo dico.
In primo luogo, un intervento come la colectomia totale compromette significativamente la qualità di vita di una persona. In secondo luogo, priva quella persona della possibilità di avvantaggiarsi dei progressi della scienza e della medicina. Vale per la colectomia ed, a maggior ragione, per la mastectomia: non c'è confronto fra come si facevano questi interventi vent'anni fa ed oggi, sempre meno invasivi, sempre meno distruttivi e sempre più precisi. Infine, come dimostrato dal mio caso, una sorveglianza accurata e costante consente di affrontare il problema efficacemente. È su queste basi che non ho consigliato ai miei fratelli un intervento preventivo. Ed è su queste basi che non raccomanderò tale intervento a mia figlia, qualora scoprisse di avere gli stessi «difetti» di suo padre.
Cancro è una parola che continua a terrorizzare. Chi ne muore viene spesso indicato come affetto da un mare incurabile. Sappiamo che non è così ed è certamente importante che personaggi famosi, come Angelina Jolie, parlino apertamente della malattia quando li riguarda in prima persona. Aiutano a ridimensionare il terrore che circonda il cancro ed aiutano le persone a comprendere che si tratta di una malattia dura ma curabile. Proprio perché conosciuti, le loro parole catturano l'attenzione dell'opinione pubblica. È bene che questa, però, non sia indotta in errore dalle decisioni di personaggi famosi come Angelina Jolie. Personalmente, penso che la sua sia stata una scelta sbagliata e non la raccomando ad alcuno. Prevenzione e ricorso a specialisti di valore sono, invece, le due strade che suggerisco. La mia è solo un'opinione, non quella di uno studioso, bensì di chi nella propria vita è riuscito a sconfiggere il cancro due volte.
Guglielmo D'Occam

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a.ceresoli

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