Lunedì 10 Giugno 2013

Omicidio Puppo: frasi in codice
I sospettati coprivano il delitto

Schede telefoniche intestate ad altri, parole in codice per aggirare eventuali intercettazioni, nomi falsi per non lasciare tracce prima e dopo il delitto. È un piano che sembra organizzato nei minimi dettagli quello che emerge dalle indagini della Procura e dei carabinieri di Bergamo sull'omicidio di Roberto Puppo, l'operaio quarantaduenne di Osio Sotto fatto uccidere in Brasile nel novembre del 2010 per incassare oltre un milione di polizze sulla vita.

In carcere con l'accusa di aver premeditato l'omicidio per recuperare i 200 mila euro dopo il fallimento della società che dal 2009 al 2011 gestì l'allora bar Hemingway di via Piccinini ci sono Fabio Bertola, architetto di 45 anni, immobiliarista di Verdellino, e Alberto Mascheretti, 42 anni, immobiliarista di Sorisole; mentre agli arresti domiciliari per favoreggiamento c'è Valentino Masin, 44 anni, di Arcene.

Tutti e tre lunedì 10 giugno compariranno davanti al gip Giovanni Petillo per gli interrogatori di garanzia: in attesa di questo passaggio, il pm Carmen Pugliese che ha coordinato le indagini ha chiesto e ottenuto dal gip che non fosse loro consentito di incontrare gli avvocati prima del colloquio col giudice, nel corso del quale potranno fornire la loro versione.

Intanto emergono nuovi dettagli, in particolare sulle presunte «contromisure» utilizzate dagli indagati per incassare senza lasciare tracce le polizze vita (un milione 150 mila euro) dopo la morte di Puppo. Secondo gli inquirenti, Bertola e Mascheretti avrebbero avuto diversi colloqui telefonici (seguiti anche da incontri) in cui parlavano in codice delle polizze, fingendo di parlare di questioni immobiliari. La parola «notaio» corrisponderebbe agli assicuratori; «atto notarile» alla liquidazione del danno; «schede catastali» avrebbero invece indicato i documenti presentati alle assicurazioni; mentre per «perizia» si intendevano gli atti della magistratura brasiliana.

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m.sanfilippo

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