Domenica 25 Gennaio 2009

Monsignor Francesco Beschi:
«Porto la passione per l'uomo»

«Gentile, affabile, rispettoso. Ce lo avevano descritto così monsignor Francesco Beschi. Al nuovo vescovo di Bergamo chiediamo un’intervista e risponde subito di sì: ci accoglie con aperta cordialità al Centro pastorale Paolo VI dove vive, prende molto sul serio i rapporti con i media e non si sottrae a nessuna nostra domanda. Brescia è a un tiro di schioppo da Bergamo, ma al di qua e al di là dell’Oglio si sono sviluppate storie diverse, nell’economia, nella politica, nella cultura e un po’ anche nel modo di intendere e di vivere il cristianesimo.
Monsignor Beschi, figlio della Chiesa bresciana, fra qualche settimana farà il suo ingresso sul Colle, dopo il saluto della diocesi al Pastore che l’ha guidata per oltre 17 anni, monsignor Roberto Amadei. Bergamo attende il suo nuovo vescovo e lui, che ha già nel cuore questa Chiesa e questa città, non aspetta il trasloco per farsi conoscere.

Eccellenza, qui parlano tutti bene di lei. Non è un po’ preoccupato?
"Sì, sono molto preoccupato. Ma devo dire che questo parlar bene è il frutto di un affetto che mi supera e che mi ha accompagnato sempre. Non so spiegarne le ragioni, una cosa però posso dirla: ho condiviso tutto di questa terra, di questa città e di questa Chiesa. Mi sono sempre sentito molto vicino e coinvolto nelle realtà più diversificate, anche quelle che superano i confini, almeno quelli visibili, della Chiesa stessa".
Chi sono stati i suoi maestri nella fede?
"I primi sono stati mia madre e mio padre, molto diversi peraltro, sia come temperamento che come storia cristiana. In famiglia ho respirato una fede mescolata all’esistenza concreta; poi ci sono i parroci e curati delle parrocchie della mia infanzia. Sono stato un po’ pellegrino, io sono il primo di cinque fratelli: man mano che la famiglia si ingrandiva noi cambiavamo casa. Sono nato proprio in una parrocchia qui accanto, Sant’Alessandro…".

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a.ceresoli

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