Mercoledì 28 Ottobre 2009

«Casa Pound» in sala Galmozzi
I familiari a Tentorio: revochi la scelta

Fa discutere la scelta della Giunta di Palazzo Frizzoni di concedere l'uso dell'ex sala consiliare intitolata a Ferruccio Galmozzi, primo sindaco di Bergamo dopo la Liberazione, alla sezione bergamasca di Casa Pound per un'iniziativa intitolata  «Sessant'anni e li dimostra. Destra radicale-destra terminale» in programma venerdì 30 ottobre.

L'iniziativa era arrivata sui banchi di Palafrizzoni lunedì scorso con due documenti firmati dalla minoranza e che hanno mandato in tilt (per una questione procedurale) l'aula. Alla fine lo stesso documento è stato dibattuto alla presenza delle sole minoranze, mentre la maggioranza, ad eccezione di Francesco Benigni, ha abbandonato Palafrizzoni.

«Questa manifestazione è di chiaro stampo neofascista - hanno sostenuto gli esponenti della minoranza guidati da Roberto Bruni - c'è una chiara responsabilità politica che la Giunta si deve assumere completamente». «L'amministrazione - ha replicato il sindaco Franco Tentorio - ha ricevuto la richiesta da Casa Pound Bergamo: oltre ad Adinolfi sarà presente Tassinari, ex estremista di sinistra. Ferma restando la condanna di entrambe le posizioni, la Giunta non può farsi guidare dal giudizio, ma solo ed esclusivamente dalle legalità dell'iniziativa. Esistono degli organi deputati a farlo, per questo riporterò le perplessità sollevate al prefetto che avevamo peraltro già interpellato».

Ora però c'è da registrare la presa di posizione dei familiari di Ferruccio Galmozzi che hanno inviato una lettera al sindaco di Bergamo, Franco Tentorio, per chiedergli la revoca della concessione.

Ecco il testo della lettera:
«Egregio signor Sindaco,
il 3 aprile del 1946 nella sala consiliare del Comune di Bergamo, in via Tasso, il nostro congiunto Ferruccio Galmozzi veniva eletto primo Sindaco di Bergamo dopo la Liberazione. In quell’occasione Galmozzi ricordò: “In un pomeriggio dell’aprile 1923 la Giunta e i consiglieri dell’ultimo Consiglio Comunale eletto liberamente rassegnavano le dimissioni per la impossibilità di assolvere il loro mandato con dignità e con la necessaria libertà d’azione. Io ero tra quei consiglieri.

Scendemmo in quel giorno la scalea del palazzo municipale con l’animo pieno di angoscia, presaghi di quanto in una famosa assemblea consigliare il compianto avv. Gennati aveva previsto pronunciando la biblica frase: abyssus abyssum invocat. E l’abisso invocò veramente l’abisso: l’oppressione interna prima, l’oppressione straniera poi, sventure d’ogni genere, catastrofi apocalittiche, eccidi mostruosi; questo fu il retaggio che il fascismo e il neofascismo di Salò lasciarono per il popolo italiano”.

Apprendiamo con sconcerto che quella sala consiliare – da qualche mese dedicata dall’Amministrazione comunale proprio a Ferruccio Galmozzi – è stata concessa ad un’iniziativa dell’Associazione Casa Pound, che si autodefinisce “un’associazione che si propone di sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio”; che ha organizzato una cena in occasione del 28 ottobre, ricorrenza della Marcia su Roma, intitolata “Fascismo uno stile di vita"; che nel suo programma propone: “La Costituzione della Repubblica Italiana va riscritta. Essa è opera di uomini che la compilavano all’indomani della guerra civile ed adempivano a quel compito nella scia dei carri armati stranieri”.

Che in quella sala si facciano questi discorsi ci addolora e ci indigna. La invitiamo vivamente a revocare la concessione della sala ad un’associazione che vanta la sua continuità con il fascismo e insulta la memoria di chi ha operato e ha dato la vita per liberare l’Italia da quel vergognoso regime».

Distinti saluti.

Marcella Galmozzi e Camillo Bianchi;
Giuliana Cortesi Galmozzi;
Antonia Cesareni Galmozzi;
Alberto, Silvio, Marilisa Galmozzi;
Lisa, Ferruccio, Laura Galmozzi;
Ferruccio, Claudio, Lisa, Roberto, Gabriella, Bianca Cremaschi

Bergamo, 28 ottobre 2009

a.ceresoli

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