«A New York per la maratona perchè ogni giorno è una conquista»

«A New York per la maratona
perchè ogni giorno è una conquista»

Passo dopo passo. Si cammina e si corre. E si affronta la malattia. Ma non si corre da soli una sfida come questa: ci sono le persone che si amano, gli amici di una vita, e anche solo chi si incontra nei mesi di lotta e di rabbia, di pianti liberatori e di grandi risate. Quelle che ti fanno sentire vivo proprio come quando si corre.

Luca Belloni non si sente malato, così non lo si è sentito mai, e domenica 2 novembre sarà sul ponte di Verrazzano con Paolo Colombo e Carlo Faranda, amici bergamaschi di sempre, per correre la sua terza maratona di New York.

Questa volta i tempi conteranno un po’ meno, e si sentiranno solo le gambe, leggerissime, e quel senso di libertà che solo la corsa sa trasmettere, quel brivido di adrenalina che ti dà lo slancio. E ti fa sentire vivo. «Nel marzo del 2012 stavo giocando una partita a tennis, mia grande passione – racconta il 47enne -. Tutto d’un tratto non ho più visto la pallina, avevo dei giramenti di testa e faticavo a comunicare». La fortuna ha voluto che in tribuna ci fosse un medico: «In pochi minuti ero al Papa Giovanni di Bergamo e nel giro di una settimana ero in sala operatoria». Tumore al cervello, e si fa fatica a dirlo quando le statistiche non danno speranza e i «se» e i «ma» non hanno, in questo caso, alcun senso: «Ma io senza pensarci troppo, e sempre con la famiglia e gli amici che mi circondavano con il loro affetto, sono andato avanti».

Da sinistra Carlo Faranda, Paolo Colombo e Luca Belloni

Da sinistra Carlo Faranda, Paolo Colombo e Luca Belloni

Mai trattato come un malato, spiega Luca, anche quando sono arrivati i momenti bui, la stanchezza, la paura e la preoccupazione. E allora Luca, appena poteva, si rimetteva le scarpe da corsa e tornava a correre, «in questa Bergamo che mi ha adottato, io nato a Sesto San Giovanni, cresciuto a Merate e sposato con Cristina, di Cisano. Viviamo a Bergamo con Federica di 12 anni e Andres di 8. E siamo felici».

Corre Luca, durante le terapie e i controlli, per non pensarci troppo: «Anzi, per pensarci in maniera diversa: correre scompone i problemi, li mette in ordine, come in fila, e mentre volo via rilascio la tensione, scarico le paure».

Ma la paura resta, e anche la rabbia, come quando a fine 2012 c’è un nuovo intervento al cervello da superare, necessariamente più aggressivo: «Conoscevo anche le conseguenze di un’operazione più dura, sempre se fossi sopravvissuto».

Un intervento che ti porta via pezzi di memoria, di «frasi che faticano a uscire fuori, ricordi confusi». Ma Luca non molla mai. Meno di un mese dopo l’intervento prenota un’ora con l’amico Marcello Bassanelli al Tennis Club Città dei Mille: «Lo sport aiuta, ti dà coraggio, la forza di combattere, di porsi obiettivi e raggiungerli». Nella vita e nel lavoro: amministratore delegato di una società internazionale di comunicazione - la Millward Brown - WPP -, si occupa di marketing e ricerca di mercato e proprio ora ha nuove sfide professionali da affrontare. «Proprio io che lavoro nella comunicazione, faticavo a comunicare. Ma sono ripartito e sono tornato in pista. Ora sto valutando una nuova proposta ancora più impegnativa».

Perché non c’è malattia che tenga: «Il futuro è ora: ora devo affrontare le sfide». Sul lavoro, ma anche nella vita privata, con un progetto con degli amici per collaborare con un centro tennis della Bergamasca, e poi con la famiglia, «godendomi ogni attimo, ogni abbraccio dei miei figli, ogni momento con mia moglie». E non mancano le cene in compagnia, una birra con gli amici, «complici di qualche strappo alla regola quando i medici mi dicevano di stare tranquillo a casa».

Ma Luca no: subito con le scarpe da corsa: «Così mi sento libero. Di vivere la vita che voglio, di fare progetti sempre e comunque, perché il cancro modifica le priorità, ti insegna nuovi percorsi, ma ti porta davanti a una scelta necessaria: quella di guardare avanti».

E proprio per questo Luca ha innumerevoli grazie da dire sul traguardo della maratona più famosa al mondo: «Ai medici, e in particolare ai dottori Francesco Biroli, Rossella Merli e Cecilia Moro; a Silvia Castelletti, logopedista di Bergamo; a tutto lo staff di Neuro Oncologia dell’Ospedale Molinette di Torino e alla Fondazione per la Ricerca Biomedica Onlus - professor Riccardo Soffietti, dottoressa Roberta Rudà della Terapia delle Neoplasie cerebrali. È grazie alla ricerca che io sono qui: io sono l’esempio di come i nuovi protocolli sperimentali possono darti nuovi step da correre».

E allora Luca corre e sostiene la ricerca, promuove la donazione con una sfida nella sfida. «E anche se questa gara non finirà mai, resta un amore fortissimo di chi ti sta accanto e ci sono sempre nuovi obiettivi da raggiungere in questa vita: ogni giorno è una grande conquista». E poi deve dirlo, ancora una volta: «Io malato, continuo a non sentirmi: ho una corsa da vincere». E non è solo quella di New York.

Una sfida che aiuta la ricerca

Una sfida e una donazione per sostener la Fondazione per la Ricerca Biomedica Onlus di Torino che, in collaborazione con l’Ospedale Papa Giovanni, sta curando Luca. E proprio per questo l’ obiettivo è raccogliere fondi. A sostenerlo anche i Runners Bergamo. Ecco la sua proposta: «Se a New York arriverò al traguardo della maratona potremmo donare 10 euro, se ci impiegherò meno di 4 ore 15 euro (o di più). Ci state?». Una pagina Fb per i dettagli: «NYC Marathon For Fondazione Per La Ricerca Biomedica».


Fabiana Tinaglia Giornalista de L'Eco di Bergamo

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