Sabato 10 Maggio 2014

Boldrini ai giovani: ci vuole passione

Ma banche e Stato devono aiutarvi

Laura Boldrini incontra gli studenti bergamaschi

«Il mio è un modo di essere presidente non classico e di questo ne faccio un punto di forza perché resto la persona di sempre: prima ero riuscita a essere presente nei luoghi dove ero utile, mettendomi nei panni dell'altro. Ora il mio dovere è quello di stare anche in piazza, in ascolto con umiltà di quello che le persone vogliono. Serve tornare a questo ruolo di ascolto della politica, con le persone al centro, e darsi da fare per trovare le risposte». Lo ha sottolineato, a Bergamo, la presidente della Camera, Laura Boldrini.

La terza carica dello Stato ha preso parte, sabato 10 maggio, a un incontro con gli studenti delle scuole organizzato al Centro congressi Giovanni XXIII dalla Fondazione Zaninoni. «Ora ho la possibilità di fare pressione per far arrivare al governo quello che la gente vuole - ha aggiunto - oggi Montecitorio è aperto la domenica per portare la gente nelle istituzioni. La terza carica Stato deve essere a disposizione dei cittadini».

«L'Europa non è lontana dai giovani, perché ha investito per migliorare la vita ai cittadini europei». Lo ha dichiarato sempre Laura Boldrini. «Per voi - ha aggiunto - è scontato andare in Francia senza la frontiera o in Belgio a usare l'euro. Una volta non era così. Abbattere le frontiere non è stato facile, ma è stato il frutto di un lavoro duro e rigoroso che ha portato a uno spazio di libertà comune. Oggi 27 Paesi consentono ai propri cittadini di potersi muovere liberamente e anche i titoli di studio conseguiti all'estero sono validi in Italia».

«L'Europa non è solo sacrifici, pareggio di bilancio e parametri da rispettare, ma anche molto altro - ha aggiunto -. Non può essere lontana dai giovani perché è stata sognata per i giovani. E comunque l'Europa può anche diventare migliore di quello che è: dovremmo tornare agli ideali dei padri fondatori e ci guadagneremmo tutti di più».

«Tutti in Parlamento facciano un passo indietro anche sulle retribuzioni, perché tutti devono dare un segnale rispetto al momento difficile del Paese». «Il voto - ha aggiunto - e il momento più alto e l'ultimo tassello della democrazia. Ma la democrazia c'è attraverso la partecipazione e non è un bene per sempre. Durante il terrorismo la democrazia era messa a dura prova e noi da giovani avevamo l'angoscia che lo Stato non ce l'avrebbe fatta. Questo Stato, nel quale siamo liberi di parlare, è un bene preziosissimo».

Ai giovani studenti di quarta e quinta superiore di numerosi istituti bergamaschi ha poi detto: «Perché sono sempre le istituzioni che vogliono venirvi a cercare? Non basta andare a votare: scrivete, manifestate e alzate la voce quando serve. Il web è uno strumento fantastico di partecipazione. Presto con lo smartphone sarà possibile accedere a tutti gli atti della Camera. Io utilizzo regolarmente Facebook, Twitter e YouTube e questo vuol dire trasparenza. La stessa trasparenza che ha spinto il governo a desecretare migliaia di documenti degli atti delle Commissioni parlamentari».

«Oggi i nostri giovani non sono competitivi nella sfida globale e non possono mettere in pratica le proprie idee: per questo ritengo che giovani e donne debbano essere rimessi nel lavoro. Solo così alzeremo la testa». «Non siamo tutti uguali e questo deve essere chiaro: ognuno ha la propria unicità - ha proseguito la terza carica dello Stato - ,anche in politica non è vero che tutti sono ladri e uguali: ragazzi, non offendete la vostra intelligenza pensando così. C'è chi ha sbagliato e che quindi va condannato e chi ci prova, invece, a mettere le cose a posto. Dovete essere voi gli attori della vita politica del Paese: rendete più pulita la politica e poi non lamentatevi e basta». «I valori e gli ideali - ha concluso - sono alla base della convivenza civile. La rappresentanza va suddivisa tra uomini e donne e se le società sono allargate va accolta questa idea senza rischiare di essere fuori dalla sfida globale».

«Serve un piano nazionale per l'occupazione giovanile maschile e femminile. In Italia solo il 47% delle donne lavora, mentre in Europa si arriva anche fino all'80% e nei paesi in cui le donne lavorano di più anche il Pil aumenta. Da noi, invece, non c'è abbastanza welfare: del resto il fenomeno delle badanti è solo italiano». Lo ha sottolineato ancora la presidente della Camera, Laura Boldrini.

«Andare all'estero non è di per sé negativo: anche mia figlia è all'estero a studiare e ritengo sia un'esperienza importante per lei. Però vorrei che un giorno possa tornare in Italia per lavorare - ha aggiunto - spesso mi scrivono dall'estero tanti giovani talenti che vorrebbero rientrare e che non possono. Ma ricevo anche lettere di giovani che, invece, sono rientrati e che hanno vinto la loro scommessa».

La presidente della Camera si è poi rivolta ai giovani in sala: «Il successo nasce dalla capacità di realizzare le proprie passioni e i vostri sogni. Quando io lavoro non guardo mai l'orologio perché, se lo fai con l'anima, il lavoro diventa la tua vita. Poi, è vero, c'è la responsabilità dello Stato che vi deve aiutare. E servono anche banche che facciano le banche e che investono sui giovani».

«Oggi nei call center lavorano 80 mila giovani: per loro doveva essere un lavoro temporaneo e invece è diventato quello definitivo. Se le gare sono al massimo ribasso, le ditte o chiudono o delocalizzano, facendo un torto al Paese che lasciano ma anche a quello dove vanno a insediarsi. Per questo si devono aiutare le aziende a non delocalizzare». «Non dobbiamo consentire che chi lavora abbia uno stipendio sempre più ridotto - ha aggiunto -, oggi rischiamo di farci erodere i diritti. Chiediamoci allora dove vengono fatti e a quale costo i nostri abiti. Se noi abbiamo conquistato dei diritti nel lavoro non li possiamo ora cedere in questo modo, per acquisire un modello selvaggio. Per questo l'Italia deve tornare a contare a livello internazionale».

«Oggi la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 42% in alcune zone d'Italia - ha rilevato Laura Boldrini - dobbiamo dunque fare uno sforzo per investire di più nella scuola perché i giovani devono tornare a essere competitivi in modo da riuscire a trovare lavoro ovunque». «Nelle nostre università italiane - ha concluso - dovremmo avere studenti che arrivano da ogni parte del mondo proprio come nelle università anglosassoni, dove anche gli insegnanti arrivano da tutto il mondo. Invece le nostre università non sono ancora capaci di entrare in questo circuito».

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