Bossetti, 5 mosse contro l’accusa Su L’Eco di oggi 4 pagine di approfondimenti

Bossetti, 5 mosse contro l’accusa
Su L’Eco di oggi 4 pagine di approfondimenti

La prima udienza del processo a Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio si è chiusa velocemente. Sono bastate un paio d’ore di tecnicismi per rinviare il processo al 17 luglio. La partita a scacchi in tribunale è iniziata con la mossa delle prime cinque pedine da parte della difesa: eccezioni, tra le quali l’incongruenza sul luogo dell’omicidio e il test dell’alcol organizzato a sorpresa per prelevare il Dna.

Come in una partita a scacchi, accusa e difesa hanno cominciato muovendo le pedine. Chi si aspettava torri, cavalli e alfieri è rimasto deluso: dovrà attendere. Così la prima udienza del processo più atteso dell’anno, quello a Massimo Bossetti, in un paio d’ore stiracchiate è scivolata via, inghiottita dai freddi tecnicismi delle questioni preliminari.

Mentre le prime schermaglie tra avvocati e pm si giocavano a colpi di articoli, commi e procedura, gli occhi del pubblico e dei giornalisti nell’aula di Corte d’Assise del Tribunale di via Borfuro erano tutti per lui, l’imputato, per la prima volta visibile al di fuori della cornice bidimensionale di un schermo piatto. Per nulla patito, polo bluette, jeans, sneakers ai piedi e gelatina nei capelli, si è seduto nel box dei detenuti e ha seguito con attenzione la prima udienza del processo in cui rischia di finire condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio.

Inutile tacerlo: è per la curiosità di vedere il suo volto che il pubblico ha fatto la fila di prima mattina, sfidando i severi controlli delle guardie del Tribunale e il divieto di introdurre telefonini e tablet. I primi cittadini sono arrivati verso le 7, preceduti di poco soltanto dal primo manipolo di giornalisti, destinato a diventare un plotone nelle ore successive. Massimo non ha incrociato alcuno sguardo familiare: la moglie Marita è rimasta a casa con i figli e in Tribunale non si è vista neppure la madre, Ester.

Il presidente della Corte d’Assise Antonella Bertoja (a latere Ilaria Sanesi e 6 giudici popolari, di cui quattro donne, più due uomini supplenti) ha dato subito la parola alla difesa di Bossetti per le questioni preliminari. Cinque le eccezioni degli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, a cui il pm Letizia Ruggeri ha replicato.

«Il decreto che dispone il giudizio di Bossetti deve essere dichiarato nullo – ha invocato Camporini – perché troppo vago e indeterminato il capo d’imputazione: indica il reato di omicidio compiuto in due luoghi diversi, Brembate Sopra e Chignolo d’Isola». Ha replicato il pm: «Sul giorno in cui Yara è morta non ci sono dubbi: il 26 novembre 2010. Sul luogo, la dinamica del fatto non si è mai chiarita: la vicenda inizia a Brembate e finisce a Chignolo». Sulla stessa linea i legali della famiglia Gambirasio: «Il capo d’imputazione non solo è chiaro, ma ancor più circostanziato del necessario», ha osservato l’avvocato Enrico Pelillo.

«Fu illegittimo – ha osservato Camporini – il trucco dell’etilometro per prendere il dna a Bossetti, a sua insaputa. Doveva prima essere iscritto nel registro degli indagati e convocato con le garanzie del caso». «No – ha respinto il pm (al suo fianco il procuratore Francesco Dettori) – la polizia giudiziaria può acquisire i reperti che crede. Poi il test è stato ripetuto quando Bossetti è stato fermato».

Secondo Salvagni, inoltre, mancherebbero le richieste di proroga delle indagini e pertanto «sono da dichiararsi nulli gli atti eseguiti oltre il primo anno, scadenza naturale». «Le proroghe ci sono, sono nel faldone 60, ve le porto», ha tagliato corto Letizia Ruggeri.

«Alcuni atti, fra cui la consulenza autoptica e la relazione dei Ris sul dna di Ignoto 1 non sono utilizzabili – ha insistito Salvagni – perché svolti senza contraddittorio. L’indagato di allora, Mohammed Fikri, non era stato avvisato, come dispone il Codice, e in particolare per quanto riguarda i Ris, sono stati incaricati dal pm attraverso delega di indagine e non con la procedura dell’accertamento irripetibile». «È un’eccezione che la difesa continua a proporre ma è stata rigettata già sette volte – ha punzecchiato il pm Ruggeri – la delega di indagine ai reparti specializzati della pg è una prassi e, quando si doveva procedere ad accertamenti irripetibili, ho avvisato le parti che ne avevano titolo, ovvero la famiglia Gambirasio, parte offesa, non certo Fikri, la cui posizione era già stata stralciata». «Lo ha scritto bene la Cassazione – ha rincarato l’avvocato Andrea Pezzotta, che assiste la mamma di Yara – se si procedeva nei confronti di ignoti o di altri soggetti, l’odierno indagato non può lamentarsi».

«Alcuni atti vanno espulsi dal fascicolo per il dibattimento, fra cui la consulenza del professor Carlo Previderè sul dna (perché non è atto irripetibile) e le fatture sequestrate nelle ditte di forniture edili», ha sostenuto Camporini, di nuovo con il parere contrario del pm. La Corte si è riservata e ha aggiornato l’udienza a venerdì 17 luglio, quando si pronuncerà sulle eccezioni preliminari e darà il via alla discussione sull’ammissione delle prove.

Su L’Eco di Bergamo di sabato 4 luglio 4 pagine di approfondimenti


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