Domenica 20 Luglio 2014

Bossetti: non parlai al papà di Yara

Non lo feci per rispetto del suo dolore

Il giorno dell’arresto di Massimo Bossetti

«Sì, il papà di Yara sarà venuto due o tre volte sul cantiere di Palazzago di mio cognato Osvaldo Mazzoleni, sarà stato il mese di dicembre del 2010. Ricordo che parlava proprio con mio cognato Osvaldo, penso che si conoscessero già da prima, e diceva che sua figlia era scomparsa. Io e gli altri operai eravamo lì, ma siamo andati avanti a lavorare. Non abbiamo avuto il coraggio di avvicinarci e dire a quell’uomo “fatti forza”, non siamo entrati nel merito, lavoravamo e basta, perché si capiva che lui non ne voleva parlare».

Emergono nuovi dettagli dal verbale di interrogatorio reso da Massimo Bossetti davanti al gip Ezia Maccora e al pm Letizia Ruggeri, lo scorso 19 giugno nel carcere di via Gleno, tre giorni dopo il fermo con l’accusa di essere l’autore dell’omicidio di Yara. Sessantasette pagine fitte di domande, a cui l’indagato non si sottrae. Anzi. Dalle sue risposte sembra trasparire al contrario un suo desiderio di parlare, di chiarire il più possibile, senza reticenze, la sua posizione. «Perché io sono innocente, fatemi pure le domande che volete».

Il gip prima, poi il pm, insistono molto sugli incontri che Bossetti ebbe con il papà di Yara, Fulvio Gambirasio, proprio pochi giorni dopo la scomparsa della tredicenne di Brembate Sopra. «Bossetti rimase impassibile quando Fulvio Gambirasio venne al cantiere di Palazzago», aveva sostenuto un collega. Quasi a dire che avesse la coda di paglia e, alla luce delle odierne accuse, sapendo la cosa terribile che aveva fatto alla famiglia di quell’uomo , aveva preferito starsene alla larga. Non così per lo stesso Bossetti, che davanti al gip invece giustifica il suo atteggiamento come una dimostrazione di rispetto nei confronti del papà di Yara, di discrezione, quasi di pudore nei suoi confronti.

Leggi di più su L’Eco di Bergamo del 20 luglio

© riproduzione riservata