Bossetti, nuova mossa dei legali
Ricorso al Tribunale della libertà

Ricorreranno al Tribunale della libertà di Brescia i legali di Massimo Bossetti, dopo che il gip ha respinto un’istanza di scarcerazione ritenendo che sussistano i gravi indizi di colpevolezza a carico del muratore arrestato per l’omicidio di Yara.

Bossetti, nuova mossa dei legali  Ricorso al Tribunale della libertà
Claudio Salvagni e Silvia Gazzetti
(Foto di Yuri Colleoni)

Ricorreranno al Tribunale della libertà di Brescia i legali di Massimo Bossetti, dopo che il gip di Bergamo ieri ha respinto un’istanza di scarcerazione ritenendo che sussistano i gravi indizi di colpevolezza a carico del muratore arrestato il 16 giugno scorso per l’omicidio di Yara Gambirasio.

Gli avvocati Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, che nella mattinata di martedì 16 settembre hanno visto il loro assistito in carcere hanno 10 giorni di tempo per presentare ricorso. Martedì mattina, come ogni settimana, Bossetti ha ricevuto anche la visita della moglie, Marita Comi.

Nell’ordinanza con cui il gip di Bergamo, Ezia Maccora, ha respinto l’istanza di scarcerazione si spiega,che per il carpentierearrestato il 16 giugno per l’omicidio di Yara Gambirasio persistono i gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di reiterazione del reato.

Non era servita la «rilettura critica» degli indizi nei suoi confronti operata dai suoi legali, che nei giorni scorsi avevano presentato una corposa istanza per chiedere la scarcerazione di Bossetti. Il gip ha ritenuto che non vi siano elementi nuovi, tendenti a scagionarlo, rispetto a quando, a metà giugno, dispose per lui il carcere. Rimane per il giudice quella «gravità intrinseca dei fatto, connotato da efferata violenza e dalla personalità» di Bossetti, come il gip aveva scritto nella prima ordinanza, «dimostratosi capace di azioni di tale ferocia posta in essere nei confronti di una giovane ed inerme adolescente». Rimane la sua «mancanza di freni inibitori» che alimentano il pericolo di reiterazione del reato e non autorizzano misure diverse dal carcere. E su questo avevano insistito anche i legali della famiglia di Yara nella memoria con cui si sono opposti alla scarcerazione».

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