«Carità al profugo o al disoccupato? Non cadiamo nella guerra dei prossimi»

«Carità al profugo o al disoccupato?
Non cadiamo nella guerra dei prossimi»

Il vescovo Francesco Beschi ha consegnato venerdì 18 settembre alla Chiesa di Bergamo, durante l’Assemblea diocesana annuale, la nuova lettera pastorale «Donne e uomini capaci di carità».

Nell’auditorium del Seminario quasi mille rappresentanti dei vicariati, delle parrocchie e delle associazioni ecclesiastiche hanno ascoltato la presentazione del contenuto di quella che sarà la traccia su cui si muoverà il nuovo anno pastorale. Una lettera dal linguaggio semplice che scava in profondità in quello che è il terreno fecondo della nostra diocesi, ricca di opere e di segni di carità chiamata ora ad una svolta di mentalità.

«Il proposito fondamentale di quest’anno - ha spiegato il vescovo - è lasciarci educare dalla carità. Proviamo a metterci alla scuola di tutte queste opere che abbiamo messo in campo fino ad oggi, perché il nostro cuore e la nostra mente ora prendano forma dalla carità». Carità che diviene così non solo un modo di fare, ma uno stile, una scelta di essere che «coinvolge cuore, testa e viscere verso un mentalità impregnata dal valore evangelico».

Icona rappresentativa del cammino di quest’anno è quella del Buon Samaritano, parabola letta durante la preghiera in apertura dell’Assemblea e ripresa nell’intervento del vescovo che ha sottolineato come «il tema del prossimo, citato dalla parabola, sia oggi un tema decisivo». «È prossimo chi arriva da lontano su un barcone o è prossimo il disoccupato che abita vicino a me o magari appartiene alla mia famiglia?».

Una domanda fulminante che ha evocato questioni e dibattiti attuali nella società civile e anche nella comunità cristiana. «Qualche volta - ha continuato - cadiamo nella tentazione di contrapporre i due prossimi, creiamo la “guerra dei prossimi”. Pensiamo di dover scegliere. Ci chiediamo: “Chi salviamo? Mica possiamo salvare tutti. Bisogna scegliere e qualcuno deve restare giù dalla barca”. Ne sono rimasti tanti, tanti, giù dalla barca. La questione dal punto di vista cristiano non è in quella scelta, ma è se io decido di farmi prossimo. Il prossimo non lo trovo, non lo scelgo, lo divento».


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