C’era una volta la Standa, poi la Billa
Ora il Carrefour. E il centro cambia ancora

Una volta c’era la Standa, poi è arrivata la Billa con Oviesse, e adesso al posto del supermercato ci sarà il Carrefour.

Cambio della guardia in uno dei supermercati più centrali di Bergamo, posizionato in via Tiraboschi, a pochi passi da Porta Nuova.

Chi non lo conosce questo spazio? Gli uffici del centro fan rifornimento di acqua e snack per le pause dal lavoro e il supermercato è frequentato prima di tornare a casa dai tanti impiegati pubblici e privati che gravitano nella zona. Ma ancora: in via Tiraboschi e vie limitrofe sono tantissime le famiglie che la spesa la fanno principalmente in centro, tanti anziani che la macchina neppure ce l’hanno e che alla Billa ora, come alla Standa prima, trovano tutto quando occorre nella quotidianità. Adesso ci sarà il Carrefour, a cui il centro bergamasco si è già abituato con il punto vendita «Express» all’inizio di via Sant’Alessandro. Una batosta per i piccoli negozi che ancora riescono a sopravvivere, una comodità per chi vive in zona, per i turisti e i passanti.

C’è anche da dire che di supermercati ce ne sono in zona diversi: un altro è in via Garibaldi e un altro ancora, l’Unes, in via Paleocapa, angolo viale Papa Giovanni. Insomma, c’è n’è piena l’aria, mentre le piccole attività resistono e spingono sulla qualità, sulla storia di una produzione che si tramanda in famiglia: dai panettieri ai fruttivendoli, da una nuova pasticceria in Guglielmo d’Alzano a un raviolificio storico in Sant’Alessandro, decenni di casoncelli e una bottega dal sapore antico che - ild estino ha voluto - si trova proprio di fronte al «gigante» Carrefour Express.

Destini che si incrociano, catene che si aprono e si chiudono e attività che cercano alternative, che scommettono sul rapporto familiare, su una vita di «fatto in casa», su legami consolidati. E c’è anche chi va in pensione: come il fruttivendolo Gritti, istituzione di via Guglielmo d’Alzano. Ora è già chiuso, sulla serranda c’è un cartello di affittasi.

E si potrebbe continuare a scrivere (e voi a leggere): l’evoluzione del centro di Bergamo è continua e mai sopita, come per le attività commerciali legate alla moda, con un turn over sorprendente.

Solo 15 anni fa non era così: c’era più stabilità, forse più radicamento, una maggiore solidità. E la Standa era la Standa, punto di riferimento per la spesa, come Brigatti per i casalinghi e i giocattoli in via XX Settembre, oppure Sacerdote, per gli abiti da cerimonia e una moda di alta boutique. Tre esempi diversi, tre attività scomparse.

La Standa se n’è andata nel 2010: in quel caso la rivoluzione era stata molto netta con l’arrivo, oltre che della Billa, anche di Oviesse.La decisione del gruppo tedesco Rewe, al quale fa capo anche il marchio Penny Market, che aveva deciso di trasformare la Standa in Billa, catena austriaca acquisita nel 1996, che a fine 2009 aveva già 68 punti vendita in Italia (in particolare nel Nord Est e in Emilia). E così in quell’anno i cento supermercati Standa sono diventati Billa, facendo scomparire un marchio storico nato negli anni Trenta (inizialmente come Standard, perdendo poi la «d» per ragioni autarchiche) della società passata nel 1966 al gruppo Montedison e nel 1988 alla Fininvest che poi ha ceduto nel 1998 la parte non alimentare a Coin e nel 2001 quella alimentare a Rewe.

Ora un altro cambiamento con il passaggio di 53 punti vendita Billa localizzati in Lombardia (una quarantina), in Liguria (una decina) e in Valle d’Aosta (1 negozio) sotto il controllo della nuova gestione Gs Spa e sue controllate del gruppo Carrefour.

La vicenda, lo ricordiamo, prende avvio all’inizio dello scorso mese di luglio quando, il gruppo tedesco Rewe ha annunciato la volontà di dismettere la propria presenza operativa in Italia a fronte di risultati non corrispondenti alle decisioni strategiche di presenza sul mercato. In tutto 136 supermercati e 3.784 collaboratori oltre ai 240 lavoratori della sede centrale.

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