Giovedì 28 Novembre 2013

Ecco per chi rimane l’Imu

In 50 Comuni sarà più cara

Un panorama di Bergamo

Si paga, non si paga, si paga, non si paga... Sfogliando la margherita dell’Imu, la famigerata imposta municipale unica, sugli immobili, l’ultimo petalo sembra quello del «non si paga». Almeno per quanto riguarda la prima casa. Attenzione, però: proprio il Consiglio dei ministri di ieri sera sembrerebbe aver reintrodotto una piccola parte di tassazione. Nel comunicato finale, dopo l’affermazione dell’abolizione della seconda rata Imu, ecco la sorpresa: per quei Comuni che nel 2013 hanno deliberato un’aliquota superiore a quella standard (lo 0,4%; nella Bergamasca sono tanti)«circa metà dell’importo viene ristornata dallo Stato; a fini perequativi l’altra metà verrà versata dai contribuenti interessati a metà gennaio 2014, alle stesse scadenze già programmate per altri tributi». In sostanza, una piccola parte di Imu sulla prima casa potrebbe tornare a carico dei contribuenti.

In attesa di ulteriori chiarimenti, quello che è comunque certo è che a carico dei contribuenti restano le pertinenze oltre la prima: il secondo box, ad esempio, si paga.

La scadenza del saldo Imu, fissata al 16 dicembre prossimo, è ormai vicina, ma come si vede fanno fatica a diradarsi le nebbie della confusione che in questi mesi ha accompagnato il tema della tassa sulla casa, oggetto di una battaglia politica feroce e travolta da un turbinio di questioni intorno ai tributi locali – con nomi improponibili, dalla Tares alla Tasi, alla Trise, allo Iuc – che oltre a provocare ondate di preoccupazioni nei contribuenti, ha contribuito a confondere le idee.

Oltre ai cittadini sono preoccupati i Caf, che devono fare i conti (letteralmente) con i tempi sempre più stretti per rispondere in modo adeguato alle richieste dei loro utenti.Per questo il Caf Cisl di Bergamo, il più grande della Bergamasca (l’anno scorso ha gestito 65 mila pratiche Imu) richiama l’attenzione sulla scadenza di metà dicembre e sulle pratiche da fare: «Al di là dei casi di esenzione, che a oggi riguardano i possessori di prima casa non di pregio – spiega la responsabile del Caf Cisl di Bergamo, Candida Sonzogni – sono comunque tanti i contribuenti che devono versare l’imposta a saldo, fosse anche solo per il secondo box di pertinenza dell’abitazione principale. In più, laddove il Comune avesse modificato l’aliquota per il 2013, va calcolato il conguaglio dell’acconto, oltre che della determinazione del saldo».

Già, le aliquote. Quelle deliberate nella Bergamasca sono comprese nella tabella in queste pagine, elaborata dal Caf Cisl sui dati rilevati dal sito del ministero. Tra oggi e domani dovrebbero deliberare anche Almenno S. Salvatore, Ambivere, Arcene, Azzano S. Paolo, Caravaggio, Casirate d’Ad da, Cassiglio, Fara Olivana con Sola, Grumello, Ornica, Pontida e Ranica.

In ogni caso, in attesa del quadro definitivo, la «macchina» del Caf è in moto: «Senza nascondere le difficoltà operative e gli sforzi organizzativi per rispondere ai nostri utenti – dice ancora Sonzogni – le nostre procedure vengono aggiornate quotidianamente e a breve dovremmo essere in grado di iniziare a stampare il saldo per chi è tenuto a effettuare i pagamenti. Per quanto riguarda poi i nostri utenti che avevano chiesto la postalizzazione del modello F24, già ci stiamo predisponendo per le stampe e gli invii: anche qui lo sforzo è quello di essere tempestivi, in modo che i contribuenti non incorrano in sanzioni, pagando oltre la scadenza naturale del 16 dicembre».

Cosa si paga

Se la scadenza – il 16 dicembre – è chiara, vale la pena di chiarire cosa si deve pagare.

Appurata l’esenzione per la prima casa non di pregio (sono quindi escluse le categorie catastali A1, A8 e A9, cioè ville, palazzi e castelli), bisogna fare attenzione alle pertinenze: l’esenzione vale per una per categoria. Così, ad esempio, chi possiede, come già ricordato, due box, uno lo paga. L’esenzione vale anche per i fabbricati rurali e così dovrebbe essere anche per i terreni agricoli.

Si paga, poi, per le seconde case: sono tutti soldi che vanno ai Comuni e a questo proposito si registra una tendenza ad aumentare le aliquote rispetto all’anno scorso. Lo standard stabilito dal governo è quello dello 0,76%, con la possibilità per le amministrazioni locali di aumenti o diminuzioni di 3 punti per mille: si possono avere, dunque, aliquote tra l’1,06 e lo 0,46%. Non sono però molti i Comuni che hanno ritoccato «in discesa» l’aliquota delle seconde case, anche se avrebbero potuto, visto che quest’anno, diversamente dal 2012, no n va versato lo 0,38% allo Stato. Guardando la tabella in queste pagine si può notare che, rispetto al 2012, la gran parte dei Comuni ha conservato l’aliquota già deliberata, quasi sempre aumentata rispetto allo standard dello 0,76%. Una cinquantina di Comuni, nel 2013, ha deciso di aumentare addirittura l’aliquota decisa nel 2012, mentre sono 10 le amministrazioni (Colzate, Corna Imagna, Curno, Fara Gera d’Adda, Pedrengo, Roncobello, San Paolo d’Argon, Taleggio, Valbondione e Valtorta) che hanno «osato» una modifica in diminuzione.

Per i Comuni, naturalmente, l’Imu è un’opportunità preziosa per fare cassa, indispensabile in tempi di tagli dei contributi centrali. Cosa, questa, che ha avuto qualche conseguenza, già dall’acconto di giugno, per la tassa dovuta sugli immobili di categoria D, cioè quelli a destinazione speciale per opifici, alberghi e pensioni, banche, fabbricati commerciali... (in alcuni territori sono una presenza importante). In questo caso, infatti, l’aliquota base quest’anno viene trattenuta interamente dallo Stato, mentre ai Comuni restano eventuali eccedenze. Così è successo che molte amministrazioni abbiano modificato al rialzo proprio questa aliquota.

Alberto Campoleoni

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