Sabato 21 Maggio 2011

Emergenza Profughi, Pirovano:
«Rivedere i criteri di assegnazione»

Erano circa una cinquantina i sindaci che, con il presidente della Provincia di Bergamo Ettore Pirovano, hanno partecipato all'incontro nella sede di Bergamo della Regione Lombardia, convocato da Roberto Giarola, funzionario della Protezione Civile, individuato dal Commissario straordinario per l'emergenza immigrazione, per sondare la disponibilità delle amministrazioni locali all'accoglienza di un migliaio di profughi provenienti da Lampedusa. All'incontro erano presenti anche rappresentanti della Prefettura e di alcune Congregazioni religiose bergamasche. «La richiesta di disponibilità mette in difficoltà gli amministratori locali e il territorio bergamasco – ha sottolineato il presidente Ettore Pirovano -. Il numero di profughi che ogni provincia dovrebbe ospitare è stabilito secondo rigide percentuali definite secondo il numero di abitanti e, in bergamasca come in tutto il Nord, non tiene conto della presenza consolidata di circa 200 mila extracomunitari tra regolari e clandestini. Con questo criterio di determinazione, il numero di profughi destinato alla nostra Provincia finirebbe per penalizzare pesantemente il territorio e la Bassa in particolare dove ci sono paesi che già fanno i conti con un alto numero di stranieri più o meno regolari. Il rischio è che realtà come Treviglio, ad esempio, dove negli ultimi anni si è registrato un incremento superiore alla media bergamasca, si finisca per raggiungere un numero di presenze insopportabile».

La richiesta unanime scaturita dall'incontro è stata dunque quella di rivedere in modo più equo i criteri di distribuzione dei profughi sul territorio, con dei correttivi che tengano conto del fatto che vi sono zone in cui vi è già una forte pressione di immigrazione. «Anche perché una volta che viene loro assegnato il regolare permesso di soggiorno in qualità di rifugiati politici, - ha precisato il Presidente Pirovano – restano in carico ai nostri Servizi sociali. Quindi, se mai dovessimo in futuro accettare di ospitarli (ad oggi la disponibilità non c'è), dovremo anche essere in grado di garantire loro l'accesso all'assistenza sociale, all'alloggio, alla salute, cosa che andrebbe a pesare drammaticamente sulle risorse a disposizione dei Comuni».

fa.tinaglia

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