«I videogiochi violenti
inducono aggressività»

Era in un negozio di videogiochi quando un bambino di 10 anni davanti a lui ha raggiunto la cassa e mostrato all’addetto ciò che voleva acquistare. Il commesso gli ha risposto: «È solo per adulti». Il bambino è uscito dal punto vendita con quel gioco.

Era in un negozio di videogiochi quando un bambino di 10 anni davanti a lui ha raggiunto la cassa e mostrato all’addetto ciò che voleva acquistare. Il commesso gli ha risposto: «È solo per adulti». Il bambino è uscito dal punto vendita con quel gioco, non essendoci divieti.

L’evento ha colpito in modo particolare Alessandro Gabbiadini, 31 anni di Madone, tanto da decidere di avviare uno studio sull’impatto che i videogame violenti hanno sui giocatori. Il ragazzo, laureato in Informatica, specializzato in Psicologia sociale e ricercatore all’Università Bicocca di Milano, ha coinvolto 182 ragazzi dell’Istituto Maironi da Ponte di Presezzo, grazie alla collaborazione con la professoressa Maria Luisa Mazzotti.

«Abbiamo suddiviso gli studenti in due - spiega il ricercatore -: a un gruppo sono stati assegnati videogame come minigolf e pinball, all’altro un titolo violento». L’obiettivo era di capire quanto questa esperienza stimolasse l’aggressività, la condotta disonesta e la perdita di controllo: «Tutti e tre i parametri - spiega Gabbiadini - sono risultati più alti in chi è entrato in contatto con il videogame violento».

Lo studio proseguirà su un ulteriore fronte: «Vogliamo verificare se questi videogiochi attenuano la percezione della gravità di reati come lo stupro».

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