Sabato 12 Aprile 2014

Il ciclista morto fra Alzano e Nese

Una folla commossa ai funerali

I funerali di Vinicio Vergani

Una grande folla, più di 400 persone, si è radunata sabato mattina a Ranica nella chiesa parrocchiale dei Santi Sette Fratelli Martiri per l’ultimo saluto a Vinicio Vergani, che martedì aveva perso la vita in sella alla sua bicicletta schiacciato da un camion ad Alzano Lombardo, sulla strada che porta verso Nese.

L’uomo era ben conosciuto a Ranica, suo paese di origine, dove aveva abitato prima di trasferirsi ad Alzano.

«In noi oggi deve crescere la speranza che la morte non è l’ultima parola» ha detto nell’omelia don Giorgio Carobbio, direttore dell’oratorio della parrocchia di Almè e amico di Vinicio.

«Nemmeno lui avrebbe voluto vederci disperati, lui che voleva sempre sdrammatizzare e infondere serenità a tutti con quel suo sorriso che regalava a tutti in ogni situazione».

Per chiarire le cause dell’incidente che ha causato la morte saranno necessari ulteriori approfondimenti da parte del medico legale. Queste le prime indicazioni arrivate dopo l’autopsia. Non sono infatti stati trovati evidenti segni di un malore.

L’esame era stato disposto dal pubblico ministero Fabio Pelosi proprio per chiarire le cause dell’incidente. Dai rilievi della polizia stradale – intervenuta subito dopo l’accaduto – non era infatti stato ancora possibile chiarire come mai Vergani sia finito sotto le ruote del tir, morendo schiacciato dai cento quintali di peso del mezzo pesante.

Due le ipotesi aperte. La prima: il malore, che potrebbe aver colto il ciclista di 56 anni proprio mentre il camion gli passava alla sua sinistra, lungo via Meer. Oppure Vergani, che lavorava come manutentore all’hotel San Marco di Bergamo, potrebbe essere stato urtato dal camion, finendoci poi sotto le ruote del pesante mezzo.

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