Lunedì 02 Dicembre 2013

Il dialetto rivive nelle insegne

Ristoranti e negozi lo riscoprono

Attività con l'insegna in dialetto bergamasco
(Foto by Zanchi)

Il dialetto bergamasco vive una nuova primavera. Basta dare uno sguardo alle insegne di ristoranti, negozi e bed and breakfast per constatare, per dirla con le parole dei linguisti, «una riemergenza dialettale nel contesto territoriale bergamasco». Ol tabachì, ol forner, ol barber e ol gelater non sono più soli. Iniziano a diffondersi neologismi e creative traduzioni dall’inglese. Segno di una lingua viva e in continua trasformazione.

Giulia Donzelli, neolaureata in Lettere all’Università di Bergamo, ha censito nella sua tesi le insegne degli esercizi commerciali di città e provincia per scoprire che da noi il dialetto «non è una lingua caduta in disuso ma un sistema linguistico che, pur avendo visto progressivamente ridursi i propri ambiti di impiego, ha saputo ritagliarsi usi orali e scritti difficilmente prevedibili sino a vent’anni fa».

Un idioma fortemente contaminato, rinato in contesti inaspettati. Parole in bergamasco ricorrono nella pubblicità, in internet, nella musica giovanile e nelle insegne commerciali. «Nell’ultimo decennio - spiega l’autrice della ricerca - il dialetto è stato rivalutato con l’inserimento di termini locali in contesti da cui è sempre stato escluso. Assistiamo a nuovi usi, e alla nascita di una lingua caratterizzata da un legame profondo e indissolubile con l’italiano».

L’uso del bergamasco quando si parla di cibo, specialmente se locale e tipico, è molto frequente, 83 delle 101 insegne censite riguardano esercizi commerciali legati al settore enogastronomico (83). Di questi la prevalenza sono ristoranti e pizzerie (51%), ma ci sono anche agriturismi (4%), bed and breakfast (9%), bar e caffè (14%), panetterie (6%) e pasticcerie (2%).

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