Il governo sempre sul ciglio del burrone

Il governo sempre
sul ciglio del burrone

Avete presente quella famosa scena in «Caccia al ladro» di Hitchcock quando una scatenata Grace Kelly trascina Cary Grant su una vettura spider lanciata a velocità folle su una stradicciola tutta curve della Costa Azzurra, sempre a rischio di precipitare nel burrone? Ecco, più o meno questo attende Salvini e Di Maio nei prossimi dieci giorni: tante curve da affrontare cercando di non cadere di sotto. Intanto, la collaborazione con la Cina. Conte ne parla oggi alla Camera e si sta ancora lavorando ad un compromesso (senza telecomunicazioni) che contenti tutti: Salvini e gli alleati euro-americani, Di Maio e i cinesi. La visita di Xijinping è dopodomani e bisogna fare in fretta per far firmare al premier cinese, forse oggi l’uomo più potente del mondo, un memorandum che gli aggradi ma che non faccia arrabbiare Washington.

Poi c’è la flat tax: è il cavallo di battaglia della Lega da sbrigliare da qui alle europee ma i Cinque Stelle storcono il naso. Accontentati i grillini col reddito di cittadinanza (sia pure con tanti paletti) adesso Salvini vuole il «suo» provvedimento-cartello, una tassa piatta che riduca drasticamente la pressione fiscale sulle famiglie del ceto medio, un secondo passo dopo che il vantaggio è stato già concesso alle partite Iva a regime forfettario. «Costa troppo, 50-60 miliardi», hanno fatto sapere dal Tesoro, salvo poi rettificare di fronte alle proteste leghiste. «Non siamo al totocalcio, al massimo parliamo di quindici miliardi», ha replicato Salvini. «Comunque non ce la possiamo permettere», ha ribattuto la viceministra Castelli. «Una promessa alla Berlusconi», ha azzardato Di Maio. Tensione alle stelle.

Inoltre ci sono i voti «contro». Contro Salvini (richiesta di autorizzazione a procedere per il caso Diciotti già bocciata dalla Giunta ma ora all’esame dell’aula del Senato) e voto contro Toninelli su una mozione di sfiducia individuale presentata dall’opposizione. Leghisti e grillini si guarderanno gli uni con gli altri per vedere se qualcuno sgarra: non sono ammessi scherzi, voti in dissociazione, assenze strategiche, né da una parte né dall’altra. Per i dissidenti grillini del Senato è il momento di farsi avanti, per quei leghisti arcistufi di Di Maio anche.

Ancora: il provvedimento «sblocca-cantieri» e in generale la riforma del codice degli appalti, considerato troppo farraginoso, arriva domani in Consiglio dei ministri. Su questo Lega e Cinque Stelle hanno idee molto diverse: i primi vorrebbero sbloccare tutti i 600 cantieri fermi su e giù per l’Italia, i secondi ci vanno col passo del palombaro. E poi Salvini vorrebbe un super-commissario alle opere pubbliche che metterebbe all’angolo Toninelli. Discussione aperta.

Penultima curva: il voto regionale in Basilicata. Dopo Abruzzo e Sardegna, Salvini e il centrodestra si aspettano il terzo trionfo: anche a Potenza, come a L’Aquila e a Cagliari governa(va) il centrosinistra, poi il governatore Pittella è stato messo agli arresti domiciliari e la cosa si è complicata. L’obiettivo di sostituirlo con il generale Bardi, scelto per tutti da Berlusconi, è a portata di mano. I grillini viceversa tremano aspettando il terzo crollo che suonerebbe sinistro in vista delle europee di fine maggio. Va da sé che lunedì 25 ci sarà un po’ di nervosismo.

Traguardo finale: il congresso mondiale della famiglia organizzato dal ministro leghista Fontana e al quale parteciperà tutto il mondo del centrodestra con Salvini in prima fila. I grillini l’hanno subito bollato come un «ritorno al Medio Evo» mettendo le mani avanti: i diritti civili non si toccano. E anche qui non sarà facile evitare di raddrizzare la curva. Insomma, una bella corsa a perdifiato. E poi naturalmente si ricomincia: magari si riparla di Tav.


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