Mercoledì 09 Luglio 2014

Il vescovo Beschi da Fatima:

«Ti si aprono gli occhi sul mondo»

Il pellegrinaggio bergamasco a Fatima

Perché un vescovo va in pellegrinaggio? «Per convertirsi» risponde di getto il vescovo Francesco Beschi. Poi sorride e, all’ombra di un ulivo, e spiega. Il vento corre alto nel cielo di Fatima e i partecipanti al pellegrinaggio diocesano riposano dopo la Messa mattutina nella Cappella di Cova da Iria e dopo aver seguito la via Crucis a Valhinos, in mezzo ai lecci uguali a quello delle apparizioni mariane avvenute qui, tra il maggio e l’ottobre 1917 a tre piccoli pastori: Lucia De Jesus e i fratellini Francisco e Jaquinta Marto.

«Il senso di ogni pellegrinaggio - riprende il vescovo Francesco, che ha camminato zaino in spalla con la sua gente - è la conversione. Significa aprire gli occhi, guardare il mondo da un nuovo punto di vista. A Fatima questo è intensamente evidente, perché il messaggio di penitenza comunicato dalla Madonna, in apparenza severo, è un messaggio di speranza, un dono di misericordia».

Parole grandi e pesanti, affidate perciò, biblicamente, alla mente senza pregiudizi di tre bambini cresciuti senza agi. «Il messaggio dato rispecchia la cultura e il mondo dei veggenti, altrimenti non può essere né compreso né riferito - riflette Beschi - ma contano poco le immagini, piuttosto il senso. Che cosa significa la parola “consacrazione”? Significa affidare e affidarsi, significa dedicarsi a un compito o a un obiettivo senza riserve. Significa anche condividere, non abbandonare».

Nel messaggio di Fatima, si è detto, sono racchiuse le tragedie della storia del Novecento, dalle guerre ai totalitarismi. Forse oltre, dato che il centenario sarà fra tre anni. Ma ciò che conta è la trasmissione della consapevolezza della comunità di destino della famiglia umana «per cui la consacrazione del mondo a Maria è una mano tesa, un aiuto gratuitamente dato, che non implica obblighi».

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