In aeroporto come nel film «The Terminal» Ma ora Alfredo Lozza mancherà a Orio

In aeroporto come nel film «The Terminal»
Ma ora Alfredo Lozza mancherà a Orio

Gli ultimi vent’anni anni li ha trascorsi all'aeroporto di Orio al Serio. Ora Alfredo Lozza mancherà allo scalo bergamasco: è venuto a mancare nei giorni scorsi.

Gli ultimi vent’anni anni li ha trascorsi all'aeroporto di Orio al Serio, dalla mattina alla sera, ma senza essere un dipendente dello scalo e senza prendere un aereo. Protagonista dell'insolita storia è un pensionato bergamasco che ha fatto dell'aerostazione la sua abitazione. Ora però Alfredo Lozza mancherà allo scalo bergamasco: è morto lo scorso 10 novembre all’Hospice in via Borgo Palazzo, a 75 anni.

Lozza è stato per Orio al Serio quello che il personaggio del film «The Terminal» - interpretato da Tom Hanks - è stato per l’aeroporto J. F. Kennedy di New York. Ma i motivi che hanno portato Lozza a«vivere» così intensamente lo scalo bergamasco sono diversi da quelli di Viktor Navorsky, turista dell'Est, che nel film scopre che il suo Paese di origine è stato dichiarato inesistente a causa di un colpo di Stato. Navorsky, senza patria e senza lavoro, con un passaporto ormai non più valido, si stabilisce così nel terminal dell'aeroporto.

Alfredo Lozza, che tutti chiamavano «lo zio», a Orio è infatti giunto per una serie di insolite coincidenze. Dopo una vita di fatiche nei cantieri edili si è voluto godere la pensione in questa maniera insolita: «L'aeroporto è diventato la mia casa, nell'altra a Stezzano ormai ci vado solo per dormire» aveva spiegato tempo fa.

E così negli ultimi vent’anni questa persona bonaria e dai modi gentili si è aggirato fra bar, negozi, banchi dei check in, ufficio informazioni, spingendo un carrello portabagagli su cui poggiava i suoi acquisti: il quotidiano, un sacchetto di cellophane con la spesa del giorno, assieme a due inseparabili bastoni da passeggio - per i suoi problemi alle anche - e un giubbotto.

Tutti nello scalo lo conoscevano. La sua giornata tipo? Arrivava alle 8,30 o alle 9, colazione, un giro tra i negozi a salutare amici e conoscenti: l’immancabile L’Eco di Bergamo sotto braccio, una pausa pranzo con pizza e un giro a Oriocenter per le compere del pomeriggio. Poi a casa dopo le 17.

E se a qualcuno venisse da chiedersi quale era il rapporto di Lozza con il viaggio, ecco la risposta che ha dello strabiliante per alcuni, ma in fondo sta nel gioco delle parti se si conosce bene l’uomo: Alfredo Lozza l’aereo l’ha preso poche volte, per andare in Olanda e per raggiungere gli studi televisivi romani di Rai e Mediaset quando Emanuele Roncalli, giornalista de L’Eco di Bergamo, aveva raccontato per primo la sua storia. Perchè a lui degli aerei interessava poco, l’ha sempre detto: a lui piaceva stare nello scalo, tra quei corridoi e negozi, dalle luci sempre accese e con quel via vai che Lozza, negli anni, ha visto cresce e cambiare. E ora i cambiamenti, velocissimi, continueranno senza di lui. Ma nello scalo in tanti lo ricordano, in tanti lo cercano. E la storia dello «zio» resterà tra quei corridoi affollati e sempre accesi.


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