Giovedì 13 Marzo 2014

Insulta la moglie per 19 anni

Condannato venditore ambulante

Un'aula di tribunale con la scritta «la legge è uguale per tutti»

Diciannove anni di maltrattamenti, durante i quali – secondo quanto ha denunciato una donna marocchina di 39 anni – il marito l’avrebbe picchiata, insultata (spesso davanti ai 5 figli), minacciata e preteso rapporti sessuali nonostante lei non fosse consenziente. Il tutto, stando alle contestazioni, sarebbe iniziato nel 1994, subito dopo il matrimonio in Marocco - non dettato dal sentimento ma combinato, stando alle accuse della trentanovenne –, e terminato solo nel gennaio del 2013 in Italia, quando lei, con l’aiuto della figlia maggiorenne, aveva trovato il coraggio di denunciare il marito (ormai ex, visto che i due lo scorso anno si sono separati). Quest’ultimo, M. C., marocchino di 52 anni, venditore ambulante di abbigliamento, è stato condannato in abbreviato a 4 anni e 10 mesi dal gup Alberto Viti. Maltrattamenti in famiglia e stalking le accuse nei suoi confronti.

I due si sposano in Marocco, poi si trasferiscono in Italia. Vanno ad abitare in un appartamento di vicolo San Giorgio a Romano, hanno quattro figlie e un figlio. Sembra un matrimonio normale, invece – si scoprirà – la donna tace quello che assomiglia a un inferno domestico. Stando alla sua denuncia, l’uomo era geloso, sospettava che lo tradisse, le impediva di vedere le amiche, in particolare modo una donna di origini egiziane che per M. C. non era una vera musulmana e per questo motivo era immorale. Inoltre, pretendeva che le figlie non frequentassero i compagni di classe maschi e di queste compagnie che il cinquantunenne reputava «corrotte» dava la colpa alla moglie. Così, spesso scoppiavano le liti in quell’appartamentino di vicolo San Giorgio. Episodi che anche l’imputato ha bollato come normali dissidi familiari. Invece, secondo la ex consorte erano vere e proprie vessazioni.

Per saperne di più leggi L’Eco di Bergamo del 13 marzo

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