Sabato 22 Febbraio 2014

La morte di Chiara: gioco pericoloso

E tre scout patteggiano sei mesi

Il dirupo in cui precipitò la 15enne dopo aver urtato la rete di protezione dell’azienda Salvasecca
(Foto by Foto Fronzi)

Quattro archiviazioni dell’accusa e tre patteggiamenti in fase di indagine, accolti dal giudice Tino Palestra: si è chiusa così la vicenda giudiziaria legata alla tragica morte di Chiara Pappalardo, la scout quindicenne di Cinisello Balsamo (provincia di Milano) rimasta uccisa cadendo in un precipizio il 4 gennaio 2013 a Valbondione.

A patteggiare la pena sono stati tre scout, tutti di Cinisello Balsamo come la vittima, che erano con lei come accompagnatori: si tratta di tre giovani, incensurati, due di 23 anni e uno di 26. Per loro il giudice per le indagini preliminari ha ratificato la richiesta di patteggiare sei mesi di reclusione per omicidio colposo, con il beneficio per tutti sia della sospensione condizionale della pena che della non menzione della condanna.

Due di loro erano i capi scout che accompagnavano il gruppo durante la tragica gita a Valbondione, mentre il terzo era uno scout cambusiere (questa la definizione del suo ruolo, addetto alle vettovaglie), che si trovava alla fine del percorso di gioco in cui aveva perso la vita Chiara, insieme proprio a uno dei due capi, mentre l’altro si sarebbe trovato al punto di partenza.

Archiviate invece, perché ritenute estranee alla contestazione, le posizioni di altri tre scout cambusieri (tutti poco più che maggiorenni) e di Steven Rodigari, il venticinquenne titolare dell’azienda agricola Salvasecca, dove il tragico incidente è avvenuto.

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