Martedì 10 Maggio 2011

«Lavoro, un'emergenza di tutti»
Si prepara il convegno di giugno

La questione del lavoro è problema che deve coinvolgere non solo chi è stato toccato direttamente dalla crisi, ma tutta la comunità locale: l'obiettivo deve essere quello di riconciliare la persona umana con il lavoro e fare in modo che la dimensione lavorativa sia finalizzata alla realizzazione di un progetto di vita.

La dimensione educativa del lavoro, i cambiamenti locali e globali del sistema economico, i nuovi modelli di sviluppo e le sfide da affrontare per fare in modo che il lavoro contribuisca alla realizzazione personale sono stati al centro del primo dei «Dialoghi con il territorio» promossi dalla diocesi di Bergamo e tenutosi a Bonate Sopra presso l'azienda Mi-Me Minuterie Metalliche Meles. L'incontro di ieri ha avviato il cammino di preparazione, articolato in otto incontri in diverse realtà del territorio, in vista del convegno diocesano «Lavoro e sviluppo umano: il lavoro cambia e ci cambia» in programma a Bergamo il 10 e 11 giugno.

All'incontro, moderato da Giancarlo Brembilla, docente dell'Isiss Betty Ambiveri di Presezzo, e aperto dal vicario dell'Isola don Alberto Caravina, sono intervenuti don Francesco Poli, direttore dell'Ufficio per la Pastorale sociale, Stefano Cofini, di Confindustria Bergamo, Alessandro Scaravaggi, direttore del polo produttivo di Bayer Spa, e Gianfranco Maifredi, delegato Fim-Cisl di Ponte San Pietro. Il convegno si è aperto con la presentazione dell'azienda Mi-Me Minuterie metalliche da parte del titolare Raffaele Meles e la proiezione di un contributo filmato durante il quale il vescovo Francesco Beschi ha delineato le finalità dell'iniziativa della diocesi.

«Nella nostra comunità – ha rimarcato il vescovo – il tema del lavoro è emergente. Stiamo attraversando un tempo in cui l'emergenza occupazionale si pone in modo ancora intenso. Il lavoro appare oggi come il criterio più importante di senso e di prospettiva per la propria vita, un elemento che segna la cultura del nostro territorio». Ecco perché, ha proseguito monsignor Beschi, «vogliamo percorrere una strada che metta a tema delle coscienze il lavoro. La duplice modalità di questo percorso punta al riconoscimento del lavoro come valore in sé e a dare un contributo alla dimensione educativa del lavoro».

Don Caravina ha posto l'accento sullo «spavento» per un lavoro che non c'è, che a volte «schiaccia» perché chiede sempre di più o che è poco avvincente per i giovani: «per questo – ha osservato – c'è il desiderio di trovare parole nuove per raccontare l'esperienza del lavoro». Cofini ha delineato, numeri alla mano, gli aspetti essenziali del mondo del lavoro a Bergamo. Dopo aver sottolineato la forte propensione all'imprenditorialità e la sostanziale tenuta dei posti di lavoro nell'industria, Cofini ha rimarcato la capacità delle nostre aziende di stare sui mercati internazionali e la presenza di oltre cento imprese multinazionali che danno alla nostra economia una prospettiva globale. C'è, tuttavia, da registrare un incremento della disoccupazione, un basso tasso di scolarità e una scarsa occupazione femminile. Cofini ha osservato che «l'Isola è un'area sviluppata dove, pur con la crisi, ha tenuto sia il tessuto sociale che economico: è una realtà con grandi prospettive».

La crisi, ha rimarcato don Poli, «ha colpito in modo diverso: c'è chi è senza lavoro e chi non è stato sfiorato da difficoltà. Dobbiamo capire come tenere insieme situazioni diverse e come Chiesa ci sentiamo coinvolti dalla crisi. Il problema del lavoro deve riguardare tutta la comunità». Ricordando l'insegnamento dell'enciclica Laborem exercens del Beato Papa Giovanni Paolo II, don Poli ha rimarcato la «necessità di parlare non solo di capitale e lavoro, ma guardare anche a come la questione impatta sulla vita della persona. Trent'anni fa l'enciclica parlava di riforme del sistema economico e politico: parole profetiche da realizzare con riforme di sistema. Occorre riconciliare uomo e lavoro».

Maifredi ha posto l'accento sui temi del precariato e della formazione: «Occorrono più risorse per la formazione e per ridefinire il tema del precariato – ha osservato –. La flessibilità ci deve essere, ma deve avere tutele maggiori. La formazione serve per affrontare la crisi e rispondere ai cambiamenti: per questo occorre sinergia tra scuola e mondo del lavoro». Scaravaggi ha rimarcato il legame tra territorio e la multinazionale Bayer: «Ci siamo insediati nell'Isola perché era un territorio attrattivo, con un clima positivo, nel rispetto reciproco. Ma una multinazionale si confronta sempre anche con altre realtà dove oggi si creano condizioni particolari per favorire investimenti: occorre fare in modo che i territori creino sempre le condizioni per essere attrattivi».

Gianluigi Ravasio

a.ceresoli

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