Venerdì 12 Aprile 2013

Locatelli, titolare della Lopav:
«Tutto falso, querelo Saviano»

«Quello che Saviano ha scritto nel suo libro è tutto falso: lo querelo. E mi verrebbe voglia di affidare a lui le chiavi della mia ditta, che con impegno e sacrificio io e i miei dipendenti stiamo cercando di portare avanti».

È amareggiato, ma deciso a far valere le sue ragioni Patrizio Locatelli, titolare della Lopav-Pima, nota impresa specializzata in pavimentazioni. A suo padre, Pasquale Claudio Locatelli, originario di Almenno San Bartolomeo, uno dei più attivi narcotrafficanti internazionali degli anni '90, in arte «Mario di Madrid», noto anche come «Diabolik», è dedicato un capitolo intero del libro-inchiesta di Saviano sulla cocaina, intitolato «Zero Zero Zero». Nella sua ultima fatica, lo scrittore accenna anche i figli di Pasquale, Patrizio e Massimiliano, che furono arrestati nel 2010.

Facciamo un passo indietro. Nell'ottobre del 2010 gli uomini della Dda di Napoli arrestarono Massimiliano Locatelli - che non c'entra con la Lopav - con l'accusa di essere stato incaricato dal padre di consegnare denaro a un uomo di fiducia spagnolo. Suo fratello Patrizio Locatelli finì invece in carcere con l'accusa di riciclaggio, per aver ricevuto dal padre una somma di denaro contante (290 mila euro).

Questi soldi, secondo gli inquirenti, erano frutto delle attività illecite di «Mario di Madrid» e sarebbero stati investiti in imprese italiane. La difesa di Locatelli ha invece sostenuto che parte dei soldi erano stati utilizzati per pagare gli avvocati di Pasquale Locatelli e parte per appianare i debiti di una società che poi chiuse i battenti. Ad ogni modo le quote di Patrizio Locatelli nella Lopav-Pima furono sequestrate e affidate a un custode giudiziale.

Ma la vicenda giudiziaria di Partrizio Locatelli non si è certo fermata a quei giorni. Innanzitutto Locatelli non è più in carcere, ma è tornato in libertà ormai due anni fa, dopo 6 mesi di custodia cautelare. Accogliendo un'eccezione dell'avvocato Pietro Biancato, poi, l'inchiesta a suo carico ha lasciato Napoli, per approdare sul tavolo della pm bergamasco Maria Cristina Rota.

Formalmente l'indagine è ancora aperta e Locatelli risulta ancora indagato per riciclaggio, ma da tempo le sue quote societarie sono state dissequestrate e l'imprenditore è potuto tornare al timone della Lopav. L'azienda - con sede a Ponte San Pietro - è stata infatti passata ai raggi «x» dalla Guardia di Finanza e sottoposta a perizia, senza che siano stati riscontrati - stando a quanto trapelato - movimenti di denaro di sospetta provenienza illecita.

L'azienda, in sostanza, è risultata pulita, tant'è che Locatelli ne è potuto tornare al timone. Ora per la Lopav è in atto una procedura di concordato in continuità, accolta dal Tribunale, volta a ripianare i debiti e far proseguire l'attività, che dà lavoro a 50 dipendenti, alcuni dei quali si sarebbero persino autotassati per cercare di salvarne le sorti.

«Nel libro di Saviano - illustra l'avvocato Federico Cecconi, di Milano, che tutela l'azienda bergamasca - si dà invece per acclarato che la Lopav sia stata alimentata da soldi provenienti da attività illecite: questo è un falso storico. Risultano infatti atti giudiziari che evidenziano la totale liceità delle somme impiegate da Lopav». Di qui la decisione di querelare lo scrittore.

Altre querele erano scattate in passato da parte dell'azienda nei confronti di testate giornalistiche che avevano ipotizzato un legame tra la Lopav, la criminalità organizzata e la scomparsa di Yara Gambirasio. In particolare si accennava a legami fra la Lopav e Fulvio Gambirasio, il papà di Yara.

Lo stesso Saviano nel suo libro sostiene che Fulvio Gambirasio avrebbe testimoniato in un processo contro Pasquale Locatelli. Già a suo tempo il padre di Yara smentì categoricamente la circostanza. «Io e Fulvio - conferma Patrizio Locatelli - ci conosciamo da molto tempo, siamo compaesani. Dopo essere uscito dal carcere, l'ho incontrato casualmente e gli ho fatto le condoglianze. Lui mi ha abbracciato, dicendo di essere dispiaciuto che i media mi avessero coinvolto, a torto, nella vicenda di Yara. Tutto il resto sono fantasie».

Alla trasmissione tv «Chi l'ha visto?» recentemente sono state mostrate le foto di una festa che la Lopav organizzò nel settembre 2010 per i suoi dipendenti e le loro famiglie, a cui presero parte 250 persone, e anche diverse autorità fra cui i magistrati Angelo Tibaldi, Carmen Pugliese, Mario Conte.

Mercoledì anche il quotidiano «Libero» ha pubblicato le foto. «Erano occasioni in cui si invitava moltissima gente - ha dichiarato Patrizio Locatelli - c'erano i dipendenti con le loro famiglie, persone a cui ero legato da amicizia a prescindere dal loro ruolo, ma anche associazioni di ragazzi down. Erano solo momenti conviviali, non c'era nulla di male».

Vittorio Attanà

a.ceresoli

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