Marcinelle, 62 anni fa la tragedia
136 emigrati italiani morti nelle miniere

L’8 agosto 1956, 62 anni fa, 252 minatori tra cui il bergamasco Assunto Benzoni, di Endine Gaiano, morirono in quello che viene ricordato come il «disastro di Marcinelle».

Una tragedia passata alla storia come uno degli incidenti sul lavoro più drammatici, simbolo delle sofferenze e del coraggio con cui gli emigrati italiani lottavano per regalare un futuro migliore alle proprie famiglie dopo il secondo conflitto mondiale. Tra i 136 emigrati morti nell’incidente in miniera a Marcinelle, in Belgio, c’era anche il bergamasco Assunto Benzoni. Originario di Cerete, trasferitosi a Endine e poi in Belgio con la moglie, morì asfissiato a 975 metri di profondità a causa di un incendio, divampato in uno dei pozzi della miniera di carbon fossile del Bois du Cazier.

Benzoni era emigrato nel 1954. Aveva trent’anni, una moglie, Giulia Andreoli, e grandi attese dentro quel viaggio della speranza fuori dall’Italia. Un treno, le prime visite mediche frettolose alla stazione centrale di Milano e poi la lunga trasferta al Nord. Si rese conto fin troppo presto, però, che quel lavoro era pericoloso, troppo pericoloso. Qualcuno da quei cunicoli sotterranei non tornava più su. «Alle 8,10 ? raccontano le cronache dell’epoca ? un vagoncino aggancia una putrella che trancia dei fili telefonici, due cavi elettrici ad alta tensione. È un attimo: le scariche elettriche sprigionate dalla rottura dei cavi incendiano l’olio vaporizzato e le parti in legno del pozzo. L’incendio si estende a tutta la miniera e in breve si crea un’atmosfera carica di fumi, gas tossico e ossido di carbonio».

Fu un’incomprensione linguistica a causare l’esecuzione errata di una manovra da parte di un operaio italiano che non parlava bene il francese. La tragedia di Marcinelle, il peggiore disastro mai accaduto nelle miniere belghe, fu considerata anche il frutto di un accordo, detto «Uomo-carbone», con cui l’Italia si era impegnata nel 1946 a spingere in Belgio mille minatori a settimana ricevendo in cambio 200 chili di carbone al giorno per ogni emigrato. Italiani che, secondo lo stesso accordo, dovevano avere «un’età ancor giovane e un buono stato di salute»; per loro, un contratto di 12 mesi.

«Ricordare quello che è successo - dice oggi la Fondazione Migrantes - in questo tempo in cui la crisi ha aperto una nuova stagione di emigrazione dei giovani italiani, significa non abbassare la guardia sulla tutela dei diritti dei lavoratori migranti in Europa per evitare che, come succede spesso, siano costretti a subire orari e trattamenti sui posti di lavoro che non tutelano la loro dignità come ci ricordano gli incidenti di questi giorni e che hanno visto la morte di alcuni lavoratori senza alcuna tutela. Tutti migranti impegnati in Puglia nel lavoro dei campi». Ricordare, per l’organismo pastorale della Cei, «vuol dire anche ritornare alle proprie origini di una emigrazione che ha causato anche diverse perdite». Questa giornata che ricorda Marcinelle oggi «è diventata anche la Giornata nazionale del Sacrificio del Lavoro italiano nel mondo. Occasione per non dimenticare il lavoro dei tanti emigrati italiani ma anche immigrati nel nostro Paese, sui luoghi di lavoro».

Questa sera in Gente e Paesi, in onda su BGTV dalle ore 22 incontreremo LINO ROTA Valdimagnino classe 1929 che fu tra i primi soccorritori a raggiungere il luogo del disastro nella miniera di Marcinelle.

Nelle sue parole la testimonianza toccante di ciò che accadde in quei tragici giorni a Marcinelle.

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