Maroni: «Reddito di cittadinanza? Voglio aiutare 700mila poveri lombardi»

Maroni: «Reddito di cittadinanza?
Voglio aiutare 700mila poveri lombardi»

Pensare a un reddito di cittadinanza «non è assistenzialismo è elemosina di Stato: io voglio risolvere il problema dei 700.000 cittadini lombardi che sono sotto la soglia di povertà».

Lo ha ribadito il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, interpellato a margine di una riunione sulle iniziative delle scuole per Expo 2015. «Qualcuno mi dice come fare? Facciamo corsi di formazione per tutti? Chi vuol darmi buone idee - ha detto Maroni rispondendo sulle critiche alla sua proposta - è benvenuto, chi vuol fare il criticone se ne stia a criticare a casa sua, perché questo è un problema serio».

Infatti per Maroni «chi non lo vuole non ha capito o non è stato ben informato». Anche perché ha ricordato che nei criteri sarà premiante la residenzialità in Lombardia. «Il sociale - ha argomentato il presidente della Lombardia - è un capitolo che la Regione Lombardia vuole presidiare. Sociale vuol dire tante cose, vuol dire politiche attive del lavoro, ma ci sono delle fasce che non possono essere intercettate da queste politiche attive del lavoro, come gli ultrasettantenni e i disabili: per tutti questi serve uno strumento specifico che è già scritto nel secondo asse del Fondo sociale europeo. Quindi mi meraviglio della meraviglia di chi si meraviglia».

Aprire un confronto «sia a livello politico sia istituzionale» sulla proposta del reddito di cittadinanza in Lombardia: lo ha chiesto il vicepresidente della Regione e assessore alla Salute Mario Mantovani, che in una nota ha sottolineato che lo scopo di tale confronto sarebbe «trovare risposte adeguate anche per quei lombardi che si trovano a vivere situazioni di fragilità e povertà estreme».

«Tutto questo - ha continuato Mantovani - senza dimenticare che la vera leva del cambiamento e della crescita sia da una parte sostenere lo sviluppo e l’innovazione e dall’altra attuare politiche per la riduzione del costo del lavoro e delle tasse». Politiche che, per il vice della Giunta Maroni devono essere «la nostra principale ricetta, in Lombardia e nel resto del Paese».


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