Martedì 08 Giugno 2010

Maxi importatori di cocaina
Le «menti» nella Bergamasca

Venivano distribuiti anche nella Bergamasca gli ingenti quantitativi di cocaina importata dall'Olanda da una ramificata organizzazione bresciana debellata dai carabinieri di Verolanuova in un'operazione che ha portato in carcere decine di persone in tutto il Nord Italia, quattro anche nella nostra provincia. In carcere sono fini quattro cittadni originari del Marocco residenti nella Bergamasca.

Nella prosecuzione della lotta alla criminalità organizzata che, soprattutto nel bresciano è orientata allo spaccio di sostanze stupefacenti, i Carabinieri di Verolanuova hanno dunque portato a termine l'ennesima operazione che ha permesso di disarticolare un'organizzazione dedita all'importazione in Italia di consistenti quantitativi di cocaina che venivano introdotti nel nostro paese dalla Colombia lungo l'asse Amsterdam — Brescia.

L'indagine trae origine da altre già condotte dai Carabinieri di Verolanuova, in particolare dalla prosecuzione di quelle convenzionalmente denominate “Alex”, “Iso. . .la” e “Tulipano Rosso” che avevano consentito di denunciare alla Procura della Repubblica di Brescia oltre 200 persone affestandone complessivamente più di 100.

In particolare le investigazioni si sono concentrate dal gennaio all'ottobre 2007 che, per indagini di questo tipo, rappresentano un intervallo “ristretto”, sotto l'attenta direzione della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Brescia.

Il tutto nasce dal monitoraggio di alcuni cittadini magrebini già raggiunti da provvedimenti restrittivi che, nonostante i lunghi periodi di carcerazione, non avevano abbandonato l'attività di spaccio di sostanze stupefacenti ma, al contrario, avevano iniziato a spacciare cocaina ricominciando a vendere le singole dosi dopo che erano stati privati degli ingenti quantitativi sequestrati loro, dai carabinieri.

Il contesto investigativo ha visto delineare un' associazione a delinquere finalizzata allo spaccio internazionale di sostanze stupefacenti, con al vertice del sodalizio criminoso un marocchino residente in Olanda e vedeva i propri punti di riferimento in Italia, nei tre fratelli marocchini El Moustakime Azeddine, 30 anni, indiscusso leader, Kamal, 28 anni, e Samir tutti domiciliati nella provincia di Bergamo. L'associazione, che i compartecipi individuavano con il termine “famiglia”, nel periodo in cui è stata investigata, ha dato prova di essere in grado d' importare nel territorio italiano grandi quantitativi di cocaina (in alcuni casi anche di oltre 200 chilogrammi), gestendo quantitativi anche superiori ai 10 chilogrammi la settimana, che successivamente venivano distribuiti nelle province di Bergamo, Brescia, Milano e Treviso.

Il narcotico veniva reperito nella città di Amsterdam direttamente dal fornitore, e da questi affidato ad autotrasportatori che, nel corso della propria attività professionale, dovevano raggiungere l'Italia e, più in particolare la provincia di Brescia, dove poi la droga veniva ritirata dagli altri consociati destinatari dello stupefacente e incaricati della successiva immissione nel mercato dello spaccio al dettaglio nelle diverse città del nord-italia grazie ad una fitta e fidata rete di acquirenti e di corrieri. Veramente ragguardevole il giro d'affari del gruppo confermato anche dal rinvenimento, a casa di quello che era stato individuato come il “cassiere” dell'organizzazione HARI Adil, di oltre 150.000 euro in contanti, confezioni in mazzette avvolte con del cellophane ed occultate sotto il letto, all'interno della lavatrice e della lavastoviglie.

Nel corso dell'attività d'indagine sono stati effettuati oltre 20 arresti (alcuni per recidiva) nella flagranza del reato di spaccio con importanti sequestri di cocaina e di denaro ed in particolare sono stati sequestrati Kg. 6,200 di cocaina e la somma di € 167.000.

L'operazione eseguita il 25 maggio scorso con l'esecuzione della misura cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Brescia, Cesare Bonamartini, , con cui, venivano disposti la custodia in carcere nei confronti di 33 persone di cui 6 per reati associativi; gli arresti domiciliari nei confronti di 3 persone; l'obbligo di dimora nei confronti di 2 persone; l'obbligo di presentazione alla p.g. di una persona. Interessate all'operazione principalmente la provincia di Brescia, quella di Bergamo, di Milano, di Verona, di Treviso e di Bologna dove poi sono state localizzate le persone destinatarie dei provvedimenti restrittivi, peraltro coincidenti con i luoghi dove, abitualmente, i reati venivano consumati.

a.ceresoli

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