Mense scolastiche, troppi rifiuti Piano anti-spreco: aiutiamo i poveri

Mense scolastiche, troppi rifiuti
Piano anti-spreco: aiutiamo i poveri

I rifiuti scolastici? Si gettano via e sono un enormità. Uno spreco incredibile di cibo che fa a pugni con la povertà e il bisogno sempre più alto di alimenti da distribuire a chi non ne ha. Anche a Bergamo.

I rifiuti scolastici? Si gettano via e sono un’enormità. Uno spreco incredibile di cibo che fa a pugni con la povertà e il bisogno sempre più alto di alimenti da distribuire a chi non ne ha. Anche a Bergamo.

Da un’indagine effettuata dal Politecnico di Milano nel 2011 risulta che ogni anno in Italia si verifica un’eccedenza alimentare di 6 milioni di tonnellate, pari a 76 chili pro capite (in termini economici l’equivalente di 4 miliardi di euro, ovvero all’1,19% del Pil). Di questa eccedenza il 92% diventa rifiuto e il luogo in cui si spreca di più sembra essere la famiglia.

Mnsa scolastica in una foto d’archivio

Mnsa scolastica in una foto d’archivio
(Foto by Bedolis)

«Ma il problema è presente anche nelle ristorazioni scolastiche: in Italia si calcola che da qui arrivi il 10% di tutte le eccedenze, e la Bergamasca risulta allineata alla media italiana – spiega Luisa Antonioli, direzione Area Igiene alimentare e nutrizione dell’Asl di Bergamo –. Per questo come Azienda sanitaria locale abbiamo avviato un protocollo che vorremmo operativo, già per questo anno scolastico 2014-2015, per estendere a tutte le mense scolastiche di ogni grado, dai nidi alle superiori, e in tutti i Comuni bergamaschi quello che è stato un test pilota a Calusco d’Adda e ormai consolidato, con notevoli successi (si veda l’articolo in basso ndr)».

Una mensa scolastica

Una mensa scolastica

Un progetto quindi da estendere alle oltre 900 mense scolastiche di tutta la Bergamasca, che servono in media 71 mila pasti al giorno. «Un progetto antisprechi che ha alla base anche uno spirito di solidarietà: utilizzare quello che i bambini o i ragazzi non mangerebbero a scuola per fornire un pasto alle famiglie meno abbienti segnalate dai Servizi sociali dei Comuni di appartenza di ogni singola mensa».

È evidente che serve la collaborazione delle amministrazioni comunali, ma anche la supervisione dell’Asl perché i pasti siano in perfetto stato e l’impegno delle ditte di catering e ristorazione nella conservazione dei piatti e delle associazioni di volontariato o delle parrocchie nella distribuzione dei pasti alle famiglie bisognose. La raccolta di adesioni è in corso, spiegano dall’Asl, ma solo entro metà ottobre, quando l’iscrizione alle mense sarà completata si potrà sapere quanti Comuni hanno aderito all’iniziativa.

Leggi di più su L’Eco di Bergamo del 3 ottobre


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