Mercoledì 17 Settembre 2014

Ora dalle parole del cognato

nuovi guai per Massimo Bossetti

Le forze dell’ordine all’esterno dell’impianto sportivo di Brembate Sopra
(Foto by Paolo Magni)

«Ricostruzioni diverse e confuse» e «comportamento incoerente in merito alla ricostruzione dei suoi spostamenti». Così il gip Ezia Maccora, in cinque pagine di ordinanza, liquida la condotta di Massimo Bossetti, il carpentiere di Mapello in carcere da tre mesi con l’accusa di essere l’assassino di Yara.

E tra le righe del provvedimento spunta un particolare delle indagini finora non emerso: «Ad esempio – osserva il gip – è significativa anche la circostanza che l’indagato non è riuscito a chiarire agli inquirenti le affermazioni del cognato Agostino Comi (fratello di sua moglie, ndr)».

Il quale, sentito come testimone la sera stessa del fermo, «ha dichiarato di aver appreso direttamente dall’indagato, in un’occasione in cui avevano commentato insieme la scomparsa di Yara, che la sera del 26 novembre 2010 Bossetti “era transitato nella zona interessata e aveva notato la presenza delle forze dell’ordine”».

Per il giudice la circostanza «non è compatibile con la ricostruzione dell’indagato, che ha affermato di essere rientrato nella sua abitazione subito dopo il lavoro».

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