Parla il ragazzo: un’umiliazione «Ho pensato di smettere di giocare»

Parla il ragazzo: un’umiliazione
«Ho pensato di smettere di giocare»

«Gioco da cinque anni - ha detto - ma non mi era mai capitata una cosa simile. Ci sono rimasto molto male, per me è stata un’umiliazione».

«Al momento dell’appello, l’arbitro non mi ha detto nulla, si è limitato a dire di togliere i bracciali e di tenere la maglia nei pantaloni. Pensavo si fosse accorto del turbante. Poi, invece, una volta in campo, mi ha detto di toglierlo, perché così non potevo giocare». Singh S., il sedicenne del Villongo Basket allontanato dal parquet sabato scorso, perché indossava il tipico copricapo Sikh (o meglio il patka, cioè la sua versione ridotta, utilizzata nello sport), racconta all’Ansa l’episodio che l’ha visto suo malgrado protagonista.

«Gioco da cinque anni - ha detto - ma non mi era mai capitata una cosa simile. Ci sono rimasto molto male, per me è stata un’umiliazione. A quel punto sono uscito dal campo. Bisogna capire che non lo indosso per moda, ma perché lo impone la mia religione. Bisogna rispettare la fede e le tradizioni altrui».

Gli accompagnatori della squadra lo hanno fatto presente all’arbitro, senza però riuscire a smuoverlo. Il regolamento parla chiaro, ha spiegato il direttore di gara, che non è tornato sulla decisione presa. «Adesso mi sento meglio, sono più rilassato. Ma in quei momenti ho pensato anche di smettere - ricorda -. Poi ho ascoltato i miei compagni, l’allenatore e i miei genitori: ci ho riflettuto e ho deciso di continuare. Anche perché se smettessi, in fondo, la darei vinta all’arbitro. Ma spero che non succeda più».


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