Mercoledì 19 Febbraio 2014

Per le Province un futuro incerto

L’unica certezza? Grande confusione

Un interno della sede della Provincia di Bergamo
(Foto by Maria Zanchi)

Da una pila di carte sulla scrivania, Benedetto Passarello tira fuori un articolo dell’edizione palermitana de «La Repubblica». Le prime righe parlano di bambini ciechi e sordi rimasti senza l’assistenza pomeridiana di un insegnante, di un trasporto disabili mai partito, di manutenzioni a zero per gli istituti superiori. Il motivo? Erano le Province a garantire quei servizi, ma ora, commissariate e prive di risorse, non riescono più a portare avanti la gestione, mentre attendono la riforma che dovrà essere varata dalla Regione Sicilia.

La citazione non è casuale: secondo Passarello, tutto ciò «rischia di essere solo un’anticipazione dello scenario che ci aspetta tutti». Lui, siciliano trapiantato nella Bassa, dal 2009 è direttore generale della Provincia , e ora snocciola a memoria articoli, commi e proposte di emendamenti della tormentata vicenda del riordino delle Province.

Sociale, ambiente, cultura: sono alcuni settori di cui oggi l’ente si occupa, non per competenze proprie, ma per delega del Pirellone. E uno dei punti cruciali da definire sarà proprio chi, e con quali modalità, se ne farà carico in futuro: pare che la scelta delle Regioni potrebbe pure essere di lasciare queste funzioni alle Province, ma il tema per ora è tutto da disegnare.

Altro esempio: l’edilizia scolastica. La gestione delle scuole superiori passerebbe ai Comuni che le ospitano, «che poi possono però richiedere alla Provincia di continuare a occuparsene – dice il direttore -. Quindi: la Provincia deve fare la ricognizione delle proprietà in ogni singolo paese, per passarle ai Comuni. Poi il Comune si accorge di non farcela, e chiede alla Provincia di gestirle in convenzione. Così bisogna fare una serie di conti e redigere un accordo. Triplo lavoro».

Incertezza tra i dipendenti

Leggi su L’Eco in edicola mercoledì 19 febbraio l’inchiesta dedicata alle ricadute sul territorio della «cancellazione» delle Province

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