Martedì 08 Luglio 2014

Pos obbligatorio sopra i 30 euro

Mozione contro, la Regione approva

Pagamento con bancomat

Il provvedimento che obbliga professionisti e imprese ad accettare pagamenti elettronici per cifre superiori ai 30 euro deve essere modificato. Lo dice una mozione del M5S approvata martedì mattina dal Consiglio regionale della Lombardia.

L’obiettivo della mozione è quello di indurre il Parlamento a modificare una norma che dovrebbe contribuire a ridurre l’evasione ma che alla fine rischia di tradursi semplicemente in un nuovo balzello.

La mozione chiede la sospensione fino a quando i costi del servizio bancario non saranno in linea con la media europea. La mozione chiede poi che si avvii un confronto diretto con le banche sui costi del servizio.

Con una modifica proposta dal consigliere Angelo Capelli (Ncd) la Giunta dovrà inoltre farsi promotrice presso il presidente del Consiglio dei ministri per affiancare l’introduzione del pagamento elettronico a forme di deducibilità dei costi, invertendo la logica dell’attuale sistema fiscale “che presuppone una fiscalizzazione elevata dei redditi data l’alta percentuale di evasione fiscale”.

Per Dario Violi, consigliere del Movimento 5 Stelle e primo firmatario della mozione “l’approvazione del Consiglio ha un rilevante significato politico. Il decreto del Governo sui POS obbligatori è sbagliato, inutile per la lotta all’evasione e aumenta i costi per le aziende. M5S non è contrario alla tracciabilità dei pagamenti ma l’installazione indiscriminata del POS è solo l’ennesimo regalo alle banche e giustamente la Regione Lombardia deve chiedere al Governo la sospensione del provvedimento spot”.

“Il decreto del Governo – continua Violi – si limita a istituire un’ennesima gabella per milioni di piccoli artigiani, commercianti e professionisti, già alle prese con un gravissimo quadro economico. Francamente non comprendiamo il voto contrario del PD a questa mozione. Per loro evidentemente non è chiaro che sono le grandi imprese che producono la stragrande maggioranza dell’evasione piuttosto che il piccolo commerciante che risulta oggi inutilmente vessato da regole e regolamenti che non servono a ridurre il nero. Il Pd, con il voto contrario di oggi, difende solo l’ennesimo provvedimento spot del Governo”.

“L’obbligo del pagamento con Bancomat - ha dichiarato Carolina Toia, avvocato e consigliere regionale del gruppo consiliare “Maroni Presidente” - si configura come un’ennesima batosta nei confronti dei commercianti, degli artigiani e di tutti i possessori di partite Iva. Si tratta di categorie già duramente provate dalla crisi e dalla crescente imposizione fiscale, che ora dovranno fare i conti con ulteriori costi, tutt’altro che indifferenti. Confesercenti stima infatti un costo aggiuntivo di circa 5 miliardi l’anno per le imprese”.

“Per una Pmi media (50 mila euro di transazioni l’anno) si stima un costo di circa 1.700 euro annui, tra canoni, commissioni, installazione e spese di utilizzo. I costi – prosegue la consigliera - avranno poi un’incidenza maggiore per gli esercizi caratterizzati da pagamenti di piccola entità e da piccoli margini. Insomma, a pagare il prezzo più alto saranno, come sempre, i più piccoli”.

Anche la Cgia di Mestre si è pronunciata in merito, denunciando un costo medio per impresa o studio professionale che si aggirerà intorno ai 1.200 euro annui. Inoltre, non dimentichiamo che non essendo previste sanzioni per chi non si adegua, il provvedimento, nato per combattere l’evasione fiscale, rischia in realtà di produrre solo enorme confusione nel rapporto con il cliente”.

“Il Governo – conclude Carolina Toia - , invece di elaborare provvedimenti “monchi”, volti esclusivamente a danneggiare le piccole e medie imprese, pensi a mettere in atto interventi seri, utili a contrastare realmente la grande evasione”.

“Per ben spiegare l’introduzione del Pos obbligatorio per pagamenti sopra i 30 euro bisognerebbe ricorrere alla filmografia e dare un titolo neorealista “Pasticcio all’italiana”. Lo dichiara Lara Magoni, Consigliere del Gruppo Maroni Presidente a sostegno della mozione approvata oggi dal Consiglio regionale lombardo, che chiede alla Giunta regionale di attivarsi presso il Parlamento al fine di rivedere il provvedimento in vigore dallo scorso 30 giugno.

“Era stata preannunciata come una vera e propria rivoluzione volta a contrastare l’evasione fiscale – continua la Magoni - e in realtà si è trasformato nell’ennesimo spot che andrà a gravare ancora di più sui costi per le imprese. La lotta all’evasione fiscale è una materia che ci deve vedere tutti impegnati e uniti.”

La mozione, approvata a larga maggioranza in aula, pone l’accento sui costi eccessivi dei servizi POS che, oltre a non essere in linea con la media europea, vanno a gravare ancor di più sulle imprese in un momento già di grossa difficoltà. “Consentitemi una battuta - conclude la vice-campionessa del Mondo di Sci e da un anno impegnata in Consigliere regionale - con questo provvedimento sembra quasi che si voglia catturare uno squalo facendo uso di uno strumento per prender le zanzare.”

Gli interventi dei gruppi

Voto contrario da parte del gruppo PD in quanto il documento, come sottolineato dal consigliere Raffaele Straniero “non tiene conto dell’opportunità che il POS rappresenta per i consumatori. Il tema vero è quello dei costi non quello dell’evasione fiscale”.

Mentre per la Lega Nord, cha ha votato a favore, è intervenuto il consigliere Fabio Rolfi che ha denunciato come tale norma rappresenti un “ennesimo balzello su artigiani e PMI, un aggravio stimato in circa 1.200 € annui”.

Riccardo De Corato e il gruppo Fratelli d’Italia ha votato a favore parlando di “provvedimento inutile e vessatorio. E’ necessario che Regione Lombardia avvii un’indagine sui costi applicati dalle banche”.

Anche la consigliere Maria Teresa Baldini (Gruppo Misto) ha dichiarato il voto a favore della mozione. Nel dibattito è intervenuto anche l’assessore al Bilancio, Massimo Garavaglia che ha sostenuto che la limitazione alla circolazione del contante non è uno strumento efficace per la lotta all’evasione fiscale - che in Lombardia si attesta attorno al 10,5% contro una media nazionale del 17%. “Occorre piuttosto intervenire sul sistema dei processi tributari che devono essere rapidi e certi”.

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