«Poste, il 15% dei tagli in Lombardia» E nei prossimi anni a rischio 800 sportelli

«Poste, il 15% dei tagli in Lombardia»
E nei prossimi anni a rischio 800 sportelli

La 4ªCommissione regionale si è confrontata con i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil in merito al piano di riorganizzazione di Poste Italiane, che solo in Regione Lombardia prevede la chiusura di 61 uffici e la razionalizzazione degli orari di apertura in altri 121 sportelli.

Come hanno spiegato le parti sociali, sulle spalle dei cittadini e dei lavoratori lombardi pesa il 15% delle chiusure e il 20% delle razionalizzazioni della società a capitale pubblico. Un’operazione di spending review che avviene – hanno ribadito in tutti gli interventi i rappresentanti sindacali – in una società in attivo e secondo logiche che non hanno tenuto conto delle esigenze del territorio, a partire dal confronto con i sindaci o dalla valutazione della presenza o meno di altri servizi analoghi come banche o sportelli bancomat.

«Abbiamo in mano report che dimostrano chiaramente come la presenza di sportelli di Poste italiane al Sud sia molto più capillare rispetto al Nord – ha commentato il presidente Ciocca – È assurdo quindi che i tagli lineari dell’azienda vadano ulteriormente a penalizzare la nostra Regione e i lavoratori lombardi. Il 3 marzo arriverà in Aula la risoluzione che condivideremo con la Commissione Bilancio. Ma prima di quella data, e subito dopo l’approvazione del documento nella nostra Commissione, siamo intenzionati a consegnare il testo direttamente nelle mani dei vertici aziendali, per far capire che il piano di riorganizzazione va rivisto e concordato con il territorio».

«Nei prossimi anni, seguendo questo percorso, potrebbero chiudere altri 800 sportelli – ha detto Giuseppe Marinaccio segretario generale della Cisl Poste - I problemi che abbiamo davanti riguardano l’esodo e la conseguente carenza di personale. Serve un forte intervento della Regione. Una scelta sbagliata dal punto di vista sociale, economico ed occupazionale perché punta solo ad una non necessaria diminuzione dei costi attraverso la riduzione dei servizi e del presidio del territorio quando lo stesso obiettivo si potrebbe ottenere agendo su altre diseconomie».

Marinaccio ha quindi chiesto a Regione Lombardia di intraprendere tutte le azioni possibili «per far recedere l’azienda dalle decisioni già prese, al fine di garantire i servizi universali nei piccoli comuni e per le fasce di popolazione disagiate e meno protette, mantenendo il presidio del territorio e garantendo anche gli attuali livelli occupazionali di Poste Italiane nella nostra regione».

In Lombardia, in questi anni, è aumentato notevolmente il numero degli uffici gestiti da un solo operatore ed è stata ridotta la presenza di personale negli altri. «Da tempo in diversi piccoli uffici della Lombardia, per mancanza di personale, la stessa persona apre un ufficio per poche ore e poi nella stessa giornata si reca in un altro per aprirlo per altrettante poche ore – ha ricordato il segretario generale di Poste Cisl Lombardia -. In tal modo l’azienda fa fittiziamente figurare che entrambi gli uffici sono rimasti aperti al pubblico per l’intera giornata. In qualche caso, questa operazione è stata fatta anche per far figurare aperti 3 uffici, però sempre con la stessa persona».


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