Martedì 22 Gennaio 2013

Processo Ros: «Conte assolto
perché estraneo alla squadra»

L'ex pm di Bergamo, Mario Conte, non era a conoscenza della gestione illecita delle operazioni antidroga portata avanti, negli anni Novanta, dai carabinieri del Ros, ma si fidava di loro e non ha commesso, nelle sue funzioni di sostituto procuratore, alcuna irregolarità.

Si possono riassumere così le oltre 800 pagine di motivazioni, appena depositate, con cui i giudici di Milano spiegano le ragioni della «clamorosa» assoluzione del magistrato, ora giudice civile, arrivata lo scorso luglio, dopo quindici anni dall'inizio delle indagini a suo carico.

«C'è un giudice anche a Milano, ho passato quindici anni a difendermi nelle aule dei Tribunali, ho rinunciato alla prescrizione e alla fine le carte del processo hanno parlato», aveva commentato a caldo, quasi con le lacrime agli occhi, Conte dopo il verdetto del 18 luglio scorso.

Ora quelle carte hanno ripreso a parlare nelle dettagliate motivazioni dei giudici (Locurto-Rispoli-Bernazzani) dell'ottava sezione penale. Mancano, intanto, pochi mesi alla ripresa del processo d'appello – fissata per il 5 aprile – a carico, tra gli altri, dell'ex comandante del Ros, Giampaolo Ganzer, e del maresciallo Gilberto Lovato, che negli anni Novanta era capo delle cosiddetta «squadretta» di carabinieri che gestiva le operazioni antidroga sotto copertura con l'insegna del Nucleo anticrimine di Bergamo.

Tutto su L'Eco di Bergamo del 22 gennaio

r.clemente

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