Giovedì 29 Aprile 2010

Ricattava con lettere anonime
Pensionato condannato a 30 mesi

Due anni e mezzo per tentata estorsione. È questa la pena patteggiata davanti al gup Vittorio Masia dal 59enne di Madone arrestato nel maggio dello scorso anno per aver ricattato con lettere anonime una vicina di casa e una vedova del paese.

A incastrarlo erano state le telecamere piazzate dai carabinieri di Brembate a cui si era rivolta la vicina di casa, una donna di 26 anni, dalla quale l'uomo aveva preteso 500 euro dietro la minaccia di rivelare al marito una presunta (in realtà inesistente) relazione extraconiugale. Un'estorsione molto casalinga, visto che il fattaccio era cominciato nel cortile del condominio dove abitano il pensionato e la vittima per terminare nell'androne del palazzo, il luogo dove l'uomo era stato sorpreso mentre ritirava i soldi pretesi.

Tutto era iniziato alla fine di aprile dello scorso anno, quando la ventiseienne s'era trovata sul lunotto dell'auto, parcheggiata all'interno del cortile, una lettera anonima scritta in stampatello. «Ciao amore, sono un tuo amico e non vorrei rovinare il tuo matrimonio: se vuoi che questo non succeda vorrei che tu mettessi 500 euro in una busta e la mettessi nella tua cassetta postale e la lasci sporgere un poco. Guarda che non scherzo, ho anche delle prove da dare a tuo marito che è un mio amico». La donna aveva aperto la missiva solo una volta giunta al lavoro. Tra lo smarrito e lo spaventato, aveva chiamato il consorte raccontandogli il contenuto della lettera. I due avevano così deciso di rivolgersi ai carabinieri, che avevano cominciato a indagare.

Nei giorni successivi la giovane aveva ricevuto, stavolta direttamente nella cassetta della posta, altri tre biglietti di minacce, tutti dello stesso tenore: dammi i soldi o accadrà qualcosa a te o ai tuoi familiari, «500 euro sono meglio di 10.000 mila» (sottinteso: che potrei chiederti) e «come vedi ti controllo e sono entrato anche nel tuo palazzo». Il fatto che avesse facilità di introdursi nel condominio (il primo messaggio lasciato sull'auto parcheggiata nel cortile recintato, le altre lettere imbucate nella cassetta della posta situata nell'androne) e che riuscisse a controllare gli spostamenti della vittima, avevano insospettito i militari. Che, però, mai avrebbero puntato sul pensionato, incensurato e fin lì irreprensibile.

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a.ceresoli

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