Sacbo, Mentasti saluta dopo 4 anni «Orio, il mercato dice futuro a Est»

Sacbo, Mentasti saluta dopo 4 anni
«Orio, il mercato dice futuro a Est»

Andrea Mentasti saluta Sacbo dopo 4 anni. Si era insediato nel maggio 2011 nella tornata che portò alla guida della società che gestisce l’aeroporto di Orio al Serio Miro Radici: prima come amministratore delegato e poi come direttore generale.

Ora il manager varesino, già direttore generale delle Aziende ospedaliere di Treviglio, Como Sant’Anna e del San Paolo di Milano, passa il testimone ad Emilio Bellingardi, già Chief operating officer dello scalo. E va dove? Non in Finlombarda: «Per il momento mi prendo una pausa: ho diverse opzioni. Valuterò».

Che aeroporto lascia dopo 4 anni? «Sicuramente più forte di prima, sia come strutture che come società. Chiaramente il merito non è legato a me, ma al lavoro di tutta la squadra».

Più forte perché? «Perché come infrastrutture è pronto per i prossimi 20-25 anni senza problemi alcuni, e anche perché i nostri clienti importanti sono ancora più fidelizzati. Diciamo che prima non c’era mai stata la prova del fuoco, valutare cioè le loro decisioni di fronte a delle opzioni».

Si riferisce a Dhl e Ryanair? «Dhl davanti alla possibilità di andare a Malpensa ha scelto di stare qui, e mi pare importante. Poi ha giocato una combinazione di fattori, come la combinazione geografica favorevole, ma decisiva è stata la coerenza tra il loro business e i nostri investimenti. Ryanair di contratti ne ha fatti addirittura due».

E l’alleanza mancata ad Est con Venezia su Montichiari? In diversi hanno messo in correlazione le sue dimissioni a questo fatto.«No, non ci sarebbe stata alcuna correlazione nemmeno a risultato positivo: non avrei cambiato la mia intenzione. Certo, dal punto di vista personale e professionale mi dispiace che le cose con Venezia non sia andate nel verso giusto».

Ma ci sono spazi per ricucire? «Non è più compito mio. So solo che ci sono due società come Sacbo e Save che hanno un interesse comune, e questo è più forte di tutto».

Un’alleanza ad Est sarebbe il primo embrione di qualcosa di più grande su tutto il Nord o è da vedere in funzione anti-Milano? «No, non credo alle cose contro qualcuno o qualcosa. La mia percezione è che non siamo noi società a decidere le cose, ma il mercato: in sostanza sono i grandi vettori courier nella fattispecie a scegliere dove andare, e la preferenza è per rimanere ad Est di Milano».


Leggi di più su L’Eco di Bergamo in edicola domenica 31 maggio 2015

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