Martedì 05 Giugno 2012

Si è spento Pietro Beschi
Lutto per il vescovo Francesco

Pietro Beschi, 86 anni, padre del vescovo Francesco, è morto martedì sera, poco dopo le 20, in episcopio, dopo aver ricevuto dal figlio l'unzione degli infermi. Accanto a lui anche gli altri figli: Paolo, Vincenzo, Emanuele e Chiara. La malattia, un cancro al polmone, si era manifestata due mesi fa, procedendo veloce nonostante le cure e si era aggravata definitivamente nelle ultime settimane.

Pietro Beschi, vedovo dal 2008 della moglie Giovanna Bar, aveva seguito il figlio insediatosi come vescovo a Bergamo nel marzo del 2009, inserendosi nei ritmi della nuova vita con estrema discrezione e delicatezza. Ogni mattina assisteva alla Messa in cattedrale e gli piaceva poi scambiare qualche parola con gli altri parrocchiani mattinieri. La sua figura esile appoggiata al bastone, con la testa di capelli bianchi ancora folti, era diventata presto nota in Città Alta. Cucinava ogni giorno per sé e per il vescovo e si era assunto il compito di redarre per lui la rassegna stampa delle notizie che riteneva interessanti. I bergamaschi che l'hanno conosciuto ne sottolineano la dolcezza di tratto e l'amore per la lettura, soprattutto dei classici. Un uomo intelligente, del quale si intuiva la profonda e sommessa spiritualità. Assunto prestissimo nelle ferrovie, aveva sposato la figlia del capostazione di Brescia, abitando poi con la famiglia nel quartiere Primo Maggio. Era sempre restato in ferrovia, diventando prima caposcalo merci e poi capostazione titolare. All'epoca c'erano ancora le locomotive a vapore e il traffico era controllato a mano: la sicurezza era affidata alla competenza professionale più che agli automatismi delle macchine e il capostazione Pietro Beschi era noto per la precisione e anche per essere, sul lavoro, molto esigente. Sentiva la responsabilità del ruolo e l'efficienza tecnica era per lui un segno di rispetto per la vita umana. Ferrovie diverse, dove le ore di lavoro straordinario non si contavano e il capostazione si occupava di tutto, dall'organizzazione all'amministrazione. Nel ricordo dei colleghi più giovani, si era dimostrato un ottimo superiore, che aveva insegnato il mestiere a tanti ragazzi ed era benvoluto da tutti perché sapeva capire, ascoltare e aiutare. Cattolico serio e sobrio, aveva cresciuto con la moglie una famiglia unita e affettuosa ed era stato molto felice quando il primogenito Francesco, undicenne, gli aveva manifestato l'intenzione di diventare sacerdote. Tuttavia gli aveva chiesto di attendere e frequentare le scuole medie prima di decidere l'entrata in seminario. A volte, prima di prendere servizio, fermava il pulmino che lo portava con i colleghi del turno in stazione e scendeva un momento alla chiesa di San Francesco a pregare. Non aveva la patente e girava sempre in bicicletta.

Andato in pensione, aveva conservato molte amicizie nel mondo dei ferrovieri e quando si era trasferito a Bergamo gli ex colleghi gli avevano fatto festa per salutarlo prima della partenza. Appoggiato al bastone aveva assistito con i figli alla cerimonia nel duomo di Brescia con la quale il vescovo Francesco aveva dato il saluto alla sua città e poi alla cerimonia di ingresso nella nuova diocesi. Fin dalla prima nomina del figlio a curato del quartiere bresciano di Villaggio Sereno, Pietro e Giovanna Beschi lo avevano seguito con la figlia minore Chiara, ricomponendo poi a ogni tappa il ritmo della vita familiare, così cara al vescovo. Un ritmo che Pietro Beschi non aveva voluto interrompere e che l'ha portato a chiudere la sua vita nella nostra città. I funerali si terranno giovedì 7 giugno alle 15,30 nella chiesa parrocchiale di Gussago in provincia di Brescia. Nella serata di mercoledì 6 giugno alle 18 in cattedrale verrà celebrata una Messa funebre per tutti coloro che vogliono parteciparvi. I sacerdoti che intendono concelebrare devono portare i paramenti viola. Inoltre fino alle 21 di mercoledì e dalle 9 alle 12 di giovedì sarà allestita la camera ardente in episcopio.

a.ceresoli

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