«Sumi è una razza impegnativa
da gestire con responsabilità»

Paolo Bosatra, dog-trainer: la sicurezza delle persone viene prima di tutto, ma le armi sono l’ultimissima risorsa da usare. Ma attenzione: «I cani non sono tutti uguali, serve la giusta formazione, e informazione, per i proprietari».

La vicenda di Sumi, il cucciolo di rottweiler ucciso dal vicino di casa, ha suscitato moltissime polemiche. come conferma la quantità di commenti sul nostro sito. Pubblichiamo il contributo di un esperto: Paolo Bosatra, dog-trainer e gestore de «L’Allegra cagnara», firma della nostra rubrica «Amici con la coda».

Il signor Crippa sostiene che era già la terza volta quel giorno che Sumi sconfinava. Bene, mi permetto di fare questa affermazione: non avrebbe potuto, dopo la prima volta, far entrare temporaneamente i suoi ospiti in casa, chiudere in maniera provvisoria il buco nella rete e avvisare i vicini di tenere il cane altrove fino all’avvenuta riparazione della stessa? Credo che il tutto avrebbe comportato un disagio di pochi minuti per gli ospiti, visto che i padroni di Sumi erano in casa, e la cosa si sarebbe risolta in forma del tutto incruenta.

Oppure, se davvero non conoscevano il cane, potevano semplicemente mettersi al sicuro in casa e telefonare alla polizia locale che, constatata la presenza dell’animale, sarebbe intervenuta con l’accalappiacani. Sarà comunque compito degli inquirenti far chiarezza sulla vicenda.

D’altro canto è logico che la sicurezza delle persone viene prima di tutto, ma credo che le armi debbano rappresentare sempre l’ultimissima risorsa, da utilizzare quando tutte le possibili alternative non sono più percorribili. E ammetto che io per primo comunque, in assenza di altre opzioni, se dovessi proteggere i miei bambini da un’aggressione in corso non esiterei ad avventarmi sul cane, anche se non potrei sparare perché non posseggo armi né le voglio possedere...

Riguardo invece a quanto emerge dal dibattito sul sito, occorre fare alcune doverose precisazioni: sappiamo che i rottweiler sono cani particolarmente impegnativi e che devono essere gestiti con grande responsabilità da proprietari esperti e formati adeguatamente. A costo di attirarmi contro gli strali di parecchia gente, non posso pensare di considerare un segugio italiano alla stessa stregua di un pitbull o di un rottweiler. Lavoro con i cani e vi posso assicurare che non sono tutti uguali, anche solo per i tempi che intercorrono tra lo stimolo e la reazione allo stesso (che, attenzione, non e’ necessariamente il morso), nonché ovviamente per la conformazione della bocca e per la potenza esercitata dalla presa.

Anche per questo auspico che i percorsi formativi rivolti ai proprietari di cani diventino presto obbligatori e che vengano fatti frequentare agli stessi prima di prendere un cane e non dopo, perché l’acquisto/adozione di un quattrozampe deve essere sempre consapevole: un futuro proprietario ha l’obbligo di essere informato sui suoi diritti e sui suoi doveri e necessariamente deve essere messo a conoscenza delle specifiche della razza che vorrebbe prendere con se e del corretto modo di gestirla.

Detto questo va poi precisato che una razza da considerarsi impegnativa non vuol dire che automaticamente sia anche brutta e cattiva: come per le persone, il concetto che «ogni testa è un piccolo mondo» vale anche per i cani. Non conoscendo Sumi, non è giusto dipingerla come un mostro a priori solo perché era un rottweiler, infatti ogni buon proprietario di cani dovrebbe sapere che, a prescindere dalla razza e dell’addestramento ricevuto, non si può mai essere sicuri al 100% del proprio amico a quattro zampe: proprio perché si tratta di un animale e non di un macchinario, una piccola percentuale di imprevedibilità gli va sempre accordata.

Paolo Bosatra

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