Tagli agli uffici postali, altolà dalla Regione «Niente chiusure senza sentire i sindaci»

Tagli agli uffici postali, altolà dalla Regione
«Niente chiusure senza sentire i sindaci»

Fermare il piano di ristrutturazione delle Poste e scongiurare il taglio degli uffici in Lombardia, soprattutto nei piccoli Comuni e nelle frazioni. È il messaggio contenuto in una risoluzione approvata il 26 febbraio, all’unanimità, dalle Commissioni Bilancio, presieduta da Alessandro Colucci (Ncd), e Attività produttive, presieduta da Angelo Ciocca (Lega Nord).

Relatore del provvedimento è Marco Tizzoni (Lista Maroni). Alla seduta erano presenti Rinaldo Redaelli (vicesegretario generale Anci Lombardia), Gianfranco Concordati (sindaco di Casal Pusterlengo), Paolo Brambilla (sindaco di Vimercate), Mario Colombo (sindaco di Val d’Intelvi), Massimo Nascimbene (sindaco di Zinasco), Pier Achille Lanfranchi (sindaco di Fortunago), Paola Martinelli (Dipartimento Piccoli Comuni Anci Lombardia).

L’impatto della riorganizzazione delle Poste in Lombardia prevede la chiusura di 61 uffici soprattutto in Comuni e frazioni con meno di 5.000 abitanti e l’apertura a giorni alterni di altri 121 sportelli. In provincia di Bergamo è prevista la chiusura degli sportelli di Petosino, Grignano, Botta, Ponte Giurino e Valsecca. Gli uffici che invece vedranno passare i giorni di apertura settimanale da 6 a 3 saranno Barbata, Pumenengo, Torre Pallavicina e Gorno; la riduzione da 3 a 2 giornate riguarderà Averara e Moio de’ Calvi.

La proposta di Risoluzione, approvata all’unanimità e che ora approderà in Consiglio regionale per il via libera definitivo, chiede alla Giunta di intervenire sull’azienda perché venga sospeso il processo di riorganizzazione. Si lavorerà, in collaborazione con gli Ster, alla mappatura delle situazioni territoriali più critiche. Infine alla Giunta viene chiesto di attivare un tavolo regionale per studiare nuovi strumenti operativi insieme a sindacati, associazioni di consumatori e istituzioni territoriali.

«Fondamentale che Regione Lombardia si faccia carico delle istanze degli amministratori locali e dei cittadini che non possono subire passivamente le scelte di Poste Italiane. I servizi di interesse pubblico, pur nel rispetto delle scelte Aziendali, non possono non tener conto degli impatti negativi che queste stesse hanno sulla quotidianità delle persone e sui disservizi che alimentano sui territori», ha detto il Presidente, Alessandro Colucci. «Questo non è un passaggio burocratico, ma un messaggio ben preciso a Poste Italiane: una regione come la Lombardia non può essere privata di servizi essenziali sotto il profilo strutturale, economico e sociale – spiega il Presidente, Angelo Ciocca – La riorganizzazione venga sospesa, si ascoltino sindaci e cittadini e si trovino soluzioni condivise. Se la società non vorrà dialogare, Regione Lombardia e i sindaci sono pronti a trarne le conseguenze, sotto diversi profili. Il taglio degli uffici non è una decisione che siamo disposti ad accettare senza scomporci».

«Il messaggio di oggi alle Poste è chiaro: non si azzardi a chiudere o limitare gli orari degli sportelli della nostra regione senza coinvolgere prima i sindaci e gli amministratori dei nostri territori. Le Poste sono del Tesoro, le paghiamo noi e dunque le invitiamo a riprendere in mano il progetto e a sedersi attorno a un tavolo per discutere». Così il vicepresidente del Consiglio regionale Fabrizio Cecchetti.

«Noi dobbiamo pensare al tessuto sociale e alle persone più deboli che non riescono certo a cambiare le abitudini – aggiunge il Consigliere Segretario dell’Ufficio di Presidenza, Daniela Maroni –. La chiusura delle Poste fa venir meno un presidio di sicurezza e un punto di riferimento per i piccoli centri lombardi e questo va contrattato con il territorio, non calato dall’alto».


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