Mercoledì 12 Giugno 2013

Una colomba per l'addio a Daniele
È morto a 4 anni dall'incidente

Una maglietta bianca sulla bara con la scritta: «Daniele c'è» e con disegnata una colomba. Treviglio ha dato l'addio con mestizia al sedicenne morto a quattro anni dall'incidente in bicicletta che l'aveva costretto in un letto e a comunicare solo con lo sguardo.

I funerali si sono celebrati nella parrocchia di San Pietro (nella cappelletta della chiesa era stata allestita la camera ardente) e a presiedere la funzione è stato il parroco don Giuseppe Villa insieme a diversi sacerdoti del centro salesiano Don Bosco.

Daniele frequentava le scuole medie dai salesiani nel 2009, l'anno in cui ebbe il gravissimo incidente a 600 metri da casa (finì sotto un'auto guidata da un 21enne). Per i funerali è rientrato il direttore di quel tempo, don Claudio Cacioli, mentre l'omelia è stata tenuta dal preside delle medie dei salesiani, Daniele Cucchi.

Il preside ha ricordato la vivacità di Daniele, la sua spensieratezza, e i quattro anni vissuti invece a letto, confortato dalla mamma che è stata con lui in ogni istante. «Bisogna abbandonarsi agli altri, avere fiducia negli altri», le parole del preside.

La colomba sulla maglietta ricordava la rappresentazione teatrale di un anno fa, quando la compagnia «Carlo Bonfanti» di Treviglio aveva organizzato l'evento per raccogliere fondi e comprare alla mamma di Daniele un'auto che potesse essere utilizzata per il trasporto di disabili.

Le è morto davanti agli occhi, lui che da quasi quattro anni comunicava soltanto con gli occhi. Sguardi d'amore, specchio di un sacrificio, immenso, che mamma Miranda spendeva ogni giorno perché il suo Daniele si sentisse amato, nelle mura di casa.

Daniele avrebbe compiuto 17 anni a ottobre. Alla fine di agosto di quattro anni fa stava raggiungendo il centro di Treviglio, dove abitava. Era partito dalla sua casa di via dei Cappuccini in sella alla sua mountain bike gialla. Percorsa via Pontirolo, quando si era da poco immesso sull'ex statale 11, lo schianto. A 600 metri da casa era finito sotto una Volkswagen Polo guidata da A. T., 21 anni, di Cassano d'Adda, che era in auto con la fidanzata e che proveniva dalla cittadina milanese. Il giovane non era riuscito a evitare l'impatto, molto violento.

Gravissime le condizioni di Daniele. Ne erano seguiti due mesi di coma, una lunga interminabile riabilitazione, interventi chirurgici. Daniele, che è sempre rimasto nella sua casa, accudito con amore in particolare dalla mamma, operatrice socio sanitaria a Caravaggio, da un anno frequentava anche il centro diurno disabili di Capriate San Gervasio.

Una crisi respiratoria l'ha portato via lunedì 10 giugno. È successo davanti agli occhi della mamma, che non l'ha mai lasciato solo. Lo vuole mettere in evidenza il figlio Lorenzo, che ne sottolinea «la vita segnata dal sacrificio, un sacrificio dettato dall'amore. Mamma l'ha voluto far vivere sempre qui, a casa: non ha mai pensato di lasciarlo in un istituto». E a casa, in questi anni, ex compagni di scuola e professori dell'istituto salesiano venivano a trovarlo. Lui rispondeva con i suoi occhi. Un sorriso a modo suo.

m.sanfilippo

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