Giovedì 24 Febbraio 2011

Undici operai bergamaschi in Libia
Scalo bombardato, sfuma il volo

Pare essere sfumata definitivamente l'ipotesi di far rientrare con un ponte aereo gli undici operai bergamaschi dipendenti delle società Ferretti International e Somin Impianti Industriali che sarebbero dovuti rientrare già nella prima mattinata di mercoledì 23 febbraio con un C130 dell'Aeronautica Militare italiana. A far cambiare bruscamente i programmi del rimpatrio, pare essere stato un bombardamento che ha reso impraticabile la pista dell'aeroporto militare di Misurata, proprio dove una serie di rinvii sarebbe dovuto atterrare l'aereo messo a disposizione delle Autorità italiane.

Alle ultime frammentarie notizie che sono pervenute, il rientro nel nostro Paese dovrebbe avvenire via mare. Queste le ultime informazioni avute nella serata da parte di Renato Bissa, titolare della Somin di Cologno al Serio: «Da quanto siamo riusciti ad apprendere attraverso un giro di telefonate e riscontri, sappiamo che una nave della nostra Marina Militare sia nel limite delle acque internazionali, comunque sulla traiettoria del porto mercantile di Misurata. Sempre dalle ultime informazioni, il problema dell'imbarco è rappresentato dal fatto che la nave militare italiana non possa attraccare per un problema di autorizzazioni, direttamente al porto».

Le informazioni frammentarie sono determinate anche dal fatto che dalla tarda mattinata di mercoledì i contatti telefonici (e quindi anche l'invio degli sms) si è di fatto interrotta. L'unico modo di mantenere i rapporti sarebbero via Skype. Stando ai riscontri avuti, rimane il dato importante che la situazione del campo di Misurata dove sono alloggiati, oltre ai bergamaschi anche altri nostri connazionali, è al momento tranquilla.

Le due aziende bergamasche, presenti da tempo in Libia, sono il Gruppo Ferretti che è attivo nelle costruzioni civili ed industriali e delle infrastrutture. La Somin Montaggi Industriali si occupa invece di installazioni siderurgiche per la produzione dell'acciaio. Entrambe le società hanno precisato che le attività in Libia, passato il momento di crisi, non subiranno interruzioni.

Per saperne di più leggi L'Eco di Bergamo del 24 febbraio

a.ceresoli

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