Giovedì 24 Febbraio 2011

Alleva le lumache a Martinengo
Così l'economia cambia pelle

Nell'agricoltura, la diversificazione del business «viaggia» anche a braccetto con le lumache. Chiocciole «bergamasche» selezionate e pronte per la gastronomia e per il momento orientate principalmente alle tavole imbandite orobiche. Arrivano da Martinengo ed a produrle è l'azienda agricola Asperti di Santo Asperti, 49 anni, agricoltore ed originario del centro della Bassa. Dal giugno del 2008, ha avviato un singolare allevamento elicolo (di lumache) sperimentale all'aperto della varietà «Helix Aspersa Muller», conosciuta anche come Zigrinata o Maruzza, specie che attualmente occupa circa 80% dell'intero business nazionale favorita dalla forte capacità riproduttiva all'interno della fascia mediterranea.

«L'idea di avviare un allevamento di chiocciole all'interno della cascina Scolaretta di mia proprietà - racconta Santo Asperti - è maturata visitando la Fiera Agricola di Verona nel 2007. Cercavo un'attività da iniziare in alternativa al tradizionale settore del mais, frumento e cereali coinvolto dalla forte riduzione dei prezzi. Business, del quale mi sono continuamente occupato all'interno di un terreno di circa 10 ettari di mia proprietà». Prosegue Asperti: «Fra gli stand ha casualmente incontrato i tecnici dell'Istituto Internazionale di Elicicoltura di Cherasco, nel Cuneese. Da qui i primi contatti e dopo un periodo formativo in Piemonte, ho avviato l'allevamento».

Nell'autunno del 2008 è arrivata la prima raccolta, un «bottino» di 1,5 quintali di lumache, vendute tutte a conoscenti ed attraverso il passaparola. Ma nelle ultime stagioni l'attività si è allargata sino a superare uno spazio complessivo di 4 mila metri quadri, passando dagli iniziali 4 recinti d'allevamento del 2008 agli attuali 16, dei quali 5 dedicati alla riproduzione e assegnati alle lumache ancora in letargo in questo periodo ed i rimanenti 11 recinti attribuiti alla fase di «ingrasso», location dove le chiocciole vengono traslocate al risveglio in aprile per alimentarsi con insalata, girasoli, colza e carote. «Dall'annata 2010 - chiarisce l'agricoltore bergamasco -, la vendita diretta al pubblico ha subito un interessante crescita. Quasi un raddoppio delle vendite, oltre 4 quintali, per un prezzo di vendita che si aggira sui 6 euro al chilo. Numeri non da capogiro, ma di buon auspicio per una stagione che, scandita da forti piogge primaverili, non ha certo aiutato la proliferazione».

Per saperne di più leggi L'Eco di Bergamo del 24 febbraio

fa.tinaglia

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