Sabato 12 Aprile 2014

Vivere con pochi spiccioli e di carità

La San Vincenzo: un esercito di poveri

«Senza cibo, senza casa, senza lavoro. Sono i fronti della povertà che sta sfasciando le famiglie, diffonde la depressione e porta anche a compiere gesti tragici. C’è un esercito di poveri che si sono abituati a vivere con 5 o 10 euro al giorno».

Affermazioni lapidarie, da campanello d’allarme, ma frutto di un’esperienza diretta nella geografia delle povertà del territorio, quelle di Giampietro Marcassoli, presidente diocesano della Società di San Vincenzo de’ Paoli. Oggi pomeriggio, con inizio alle 14,30 al Villaggio Gabrieli, Marcassoli parlerà del cammino fatto durante l’annuale assemblea diocesana dell’associazione, diffusa in 86 parrocchie (di cui 24 in città) con oltre 900 soci (58 nuovi ingressi lo scorso anno).

«Anche Bergamo, sinonimo di benessere, intraprendenza e risparmio — esordisce Marcassoli — si ritrova impaurita alle soglie della povertà. Alle migliaia di disoccupati e cassaintegrati si aggiungono altre migliaia che non riescono a pagare le bollette, oppure hanno prosciugato il conto in banca. Altri abbassano per sempre la saracinesca del negozio o si rassegnano a far fallire l’impresa. Sono tanti coloro che si guardano alle spalle, perché vedono avvicinarsi la povertà».

Lo scorso anno, la San Vincenzo bergamasca ha seguito ogni mese 1.781 famiglie (nel 2012 erano 1.628), per un totale di 6.836 persone (6.522 nel 2012), con queste percentuali: italiani 28,9%, stranieri 67%, disoccupati 61,6%, donne 53,4%, coniugati 49%, separati o divorziati 13,4%, casalinghe 7,5%, vedovi o vedove 6,1%, anziani 5,9%, pensionati 5,3%. Sono otto i problemi più frequenti nelle persone soccorse: povertà (40,6% italiani, 42,2% stranieri), lavoro (25,5%, 29,5%), abitazione (10,4%, 16%), salute (7%, 8%), problemi familiari (6%, 2%), dipendenze (4,7%, 0,8%), detenzione e problemi con la giustizia (3%, 1,2%), disabilità (2,8%, 0,3%). Lo scorso anno sono stati distribuiti 150.000 chili di generi alimentari per un valore di 390.000 euro, a cui vanno aggiunti 600.000 euro per assistenza e progetti di aiuto.

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